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Quale 2017 per il Molise?

Tutto lascia supporre che il 2017 sarà un anno pirotecnico per gli amministratori della Regione Molise. Nel ruolo di fochista il presidente Frattura, strettamente coadiuvato dalla sua ombra, l’ingegnere Mariolga Mogavero che della giunta regionale è il segretario, nonché capo di Gabinetto del Presidente e responsabile del Primo Dipartimento e, ultima attribuzione, Autorità di gestione e di certificazione del Por Molise Fesr Fse 2016/2020. Praticamente è tutto. Della Regione Molise ha il controllo amministrativo e gestionale e, sotto il profilo politico, la piena rappresentanza del pensiero e dell’opera della presidenza. Chi ha seguito l’evolvere di questo processo di accentramento di potere e di poteri (appena qualche giorno fa abbiamo dato notizia che al I Dipartimento erano stati aggiunti il controllo e la vigilanza dei requisiti degli enti di formazione professionale accreditati, e degli enti di intermediazione dei servizi per l’impiego, e il  controllo e la vigilanza delle attività libere di formazione professionale e/o di ogni altra attività svolta dagli enti accreditati. In sostanza, la gestione di decine e decine di milioni di euro, di decine di enti di formazione, di decine e decine di formatori, e di centinaia, se non migliaia, di soggetti da formare), avrà la nostra stessa convinzione: il 2017 è la piattaforma programmatica da cui saranno lanciati i bengala che dovranno illuminare il Molise: il Programma operativo regionale (Por), con i suoi 153.607.454 di euro; il riconoscimento dell’area di crisi industriale complessa, con altrettanti milioni; il Piano di sviluppo rurale; il Patto per il Molise sottoscritto dall’allora presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi: una massa finanziaria che sfiora i 700milioni di euro. Tralasciamo di prendere in considerazione tutto il rimanente armamentario programmatico e gestionale relativo ai vari Fondi europei Fondo di Coesione (Fc), Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (Feasr) e Fondo Europeo per gli affari marittimi e la pesca (Feamp) di cui pure si avranno sviluppi. I tre anni finora trascorsi a governare il Molise sono stati impiegati a fare danni:  a ridurre le potenzialità produttive del Molise (Gam, Ittierre, Zuccherificio), a disarticolare la Sanità, ad accumulare 90 milioni di debiti con Trenitalia, a rinunciare ai 200 milioni del Cipe per la realizzazione dell’Autostrada del Molise, a mandare in pensione un bel po’ di dipendenti e dirigenti per fare dell’Ente una piccola roccaforte, una entità più ridotta e meglio manipolabile attraverso i capi Dipartimenti che, ribadiamo, sono la “longa mano” di Frattura (Mariolga Mogavero, Mariarosaria Simonelli e Massimo Pillarella), e il residuo nucleo di dirigenti declinato in prevalenza al femminile.

Cinismo e determinazione sono stati utilizzati, possiamo dirlo, anche rozzamente, ma con la chiarezza del pensiero rivolto a fare in modo che tutto poi venga dimenticato, accantonato, filtrato e digerito.

Basteranno i bandi pubblici per il finanziamento all’industria, al commercio, all’artigianato, le assunzioni temporanee, gli incarichi professionali, le consulenze, le promozioni, i vantaggi economici, i tavoli di concertazione, le cabine di regia, e tutti gli altri apparati predisposti all’ubbidienza, a fare da anestetizzante alle poche (se rimarranno) coscienze critiche. I milioni del Por, dell’area di crisi, dello Sviluppo rurale, del Patto per il Molise  e di tutti gli altri Fondi europei, da qui alla campagna elettorale dei primi mesi del 2018, saranno manna (per taluni), ristoro (per gli assetati di finanziamenti), acquietamento (per i predatori rancorosi), oppio (per gli eterni insoddisfatti), insomma saranno il mezzo e lo strumento per aprire uno scenario immaginifico di nuove “… magnifiche sorti e progressive”. Saranno luci, scoppi, applausi e …  rintroni.

Promesse e attese si mescoleranno in una sorta di caleidoscopio per abbacinare i faciloni ai quali andrà ben poco della torta, avendo l’abilità, i dispensatori delle risorse finanziarie, di riservare alle proprie organizzazioni e ad altri pochi eletti la parte migliore, con l’atteso e richiesto consenso delle forze sociali e sindacali ringalluzzite dalla rinnovata considerazione. Immaginiamo i peana dell’Assindustria dopo i tre anni di mortifero silenzio. Per obiettività, da questo contesto di prossimi laudatori, per ciò che ha detto e va dicendo, per ciò che ha fatto e va facendo, va esclusa la Uil. Un saggio della strategia di riconquista di meriti e consensi, di ammorbidimento delle contestazioni che si annunciavano drastiche e risolutive, lo si rileva dal modo con cui si vanno accettando le difficoltà d’esercizio negli ospedali, il loro ridimensionamento e il nuovo mansionamento, l’avvilimento degli operatori e la rassegnazione dei pazienti. Sono stati sufficienti due o tre sortite del combinato disposto (tecnico/umano) Frattura/D’Innocenzo, la proposizione della fusione del Cardarelli con la Cattolica, il cambio di titolo (e di merito) degli Ospedali di Larino e di Venafro per imbrigliare le ultime contestazioni e restituire al “combinato disposto” il primato dell’infingimento. Un anno, il 2017, che il Molise si appresta a vivere con alle spalle una dura realtà e di fronte una labile speranza.

Dardo

 

 

Di Dardo

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