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Province, riforma sballata e fallita ai danni della gente

di Giuseppe Saluppo

La mobilitazione a Roma delle Province certifica ancora il fallimento della politica governativa nei confronti dei territori e della loro gestione. Il Governo ha ridotto in modo irragionevole i fondi alle Province, pur tenendole in vita, fingendo di non capire che in questo modo si andavano a tagliare i servizi per le famiglie e le imprese. E ora? Come faranno a garantire la manutenzione delle strade, delle scuole, ecc.? Bisognerebbe  solo mettere a disposizione i fondi tagliati maldestramente (mancano 541 milioni di €) in modo da garantire i servizi. Quel che incredibilmente nessuno, al governo, sembra notare è che gli attesi vantaggi economici della riforma delle province, anzi della loro «abolizione», come truffaldinamente è sempre stata definita, ancora del governo Monti, sono già stati vanificati dall’inadempienza nella gestione dei nuovi regolamenti, per cui le province «vecchio stile» restano aperte ma sono inattive. E, allora, è inutile, infatti , mantenere in vita le Province e con esse competenze delicate – tra cui edilizia scolastica, parte della manutenzione della rete viaria, servizi per l’impiego – per poi condannarle a una eutanasia senza senso. E’ ovvio che in un contesto già difficile, le province più periferiche e difficili dal punto di vista geografico, come le nostre,  soffrono maggiormente.  La politica fatta dal Governo è stata contradditoria e farraginosa: una volta fatta la scelta politica di tenere in vita le Province, doveva metterle nelle condizioni di operare. Altrimenti, doveva chiuderle ed evitare uno scempio istituzionale come quello a cui stiamo assistendo. Ma a chi importa. Tanto a pagare siamo sempre noi.

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. I problemi in ordine alla cancellazione o al mantenimento delle province sono di duplice natura: uno è ed era il mantenimento dei posti di lavoro che una rapida cancellazione tout Court avrebbe comportato e che in un momento di crisi internazionale non era nel possibile nel auspicabile, l’altro che non è stata completata la ridistribuzione degli incarichi delle competenze fra comuni e regioni creando così un ibrido con gli effetti che vediamo. Logico pensare che così non si può andare avanti perciò o si torna a finanziare le province lasciando loro le competenze o si redistribuiscono le competenze pensando ad un blocco totale del turn over in cui le province diventano enti che svolgono un’attività funzionale a chi in realtà deve gestire le competenze rassegnate.

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