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Problemi di alleanze e di coalizione nel centrosinistra

Il Bilancio regionale 2017 unanimemente valutato pernicioso dai sindacati, dalle associazioni di categoria, dal partenariato sociale, finanche dal capogruppo Pd, Francesco Totaro (a parole), non lo è stato per la maggioranza di centrosinistra di Palazzo D’Aimmo. Contro: Massimiliano Scarabeo, Iorio, Fusco e i grillini Manzo e Federico.  A cose fatte, ossia a Bilancio approvato, Gigino D’Angelo, Sara Ferri Angelo Minotti del coordinamento regionale di Sinistra Italiana hanno deciso di unire anche la loro voce al coro del dissenso. Più apprezzabili e credibili sarebbero statati se lo avessero fatto nel corso della audizione “farsa” che per alcuni giorni, prima del voto consiliare, s’è svolta a Palazzo D’Aimmo. Il presidente degli ex consiglieri regionali Gaspero Di Lisa quell’appuntamento lo ha evitato, per non finire nella lista dei “perdi tempo”. Ancora meglio, per non aggiungere le proprie valutazioni sul documento contabile e programmatico della Regione Molise alla voce “inutilità”, sapendo che nessun rilievo o richiesta che sarebbe venuta a galla sarebbe stata raccolta dal governo regionale e dal consiglio. Alla voce “inutilità” si sono iscritti Cgil, Cisl e Uil, le Associazioni Imprenditoriali, in particolare l’Api e l’Acem, l’Anmil, l’Ens, l’Uici e diverse amministrazioni comunali, consorzi, e associazioni di volontariato.

Ciascuna sigla portatrice di esigenze non prese in considerazione dai redattori del Bilancio sia nella fase d’impostazione che in quella di approvazione. I tre di Sinistra Italiana che non hanno potuto o voluto esprimersi nella fase delle audizioni, oggi fanno sapere di condividere “non solo le osservazioni di merito ampiamente esaustive, ma l’analisi di contesto sulla mancanza, nel Bilancio, di una visione strategica di prospettiva per il futuro sviluppo della Regione Molise”. Per inciso, in modo che poi sia più chiara la strumentalità dell’intervento, gli stessi tre sono tra coloro che hanno fatto parte della coalizione di centrosinistra che ha portato l’ex democristiano Paolo di Laura Frattura al governo della regione quale migliore interprete dello spirito e dell’anima riformatrice della sinistra. Via facendo le cose sono cambiate, si sono accorti che l’interprete difettava del linguaggio e dello spirito della sinistra, e che i Bilanci che ha redatto sono la quintessenza della negazione dei valori sociali. Nel Bilancio appena approvato, i coordinatori regionali di Sinistra Italiana si sono resi conto che manca inoltre qualsiasi riferimento alle politiche nazionali e comunitarie (peraltro deficitarie) per il Mezzogiorno; che non è stata tracciata di una “Vertenza Molise” con lo Stato sull’esigenza di assicurare i diritti universali di cittadinanza, i servizi pubblici essenziali, i livelli essenziali di assistenza sanitaria, l’evoluzione sugli investimenti per l’università, l’Istruzione e la Ricerca, e il diritto alla mobilità sia su ferro che su gomma, con interveti di manutenzione straordinaria della viabilità largamente compromessa dalla carenza di interventi di messa in sicurezza. Un Bilancio “casalingo”, ripartitorio di benefit, assicurazioni clientelari e di comparaggi (politici), al punto che anche l’opposizione s’è in parte ritenuta in tutto. Fuori dalle insufficienze programmatiche del Bilancio, Sinistra Italiana ha proposto in chiave critica nei confronti della Regione la necessità che il Molise contrasti, diversamente da come lo va facendo (se lo va facendo), lo smantellamento dei presìdi dello Stato, delle Forze dell’Ordine, di Enel, Telecom, Anas, Ferrovie e altri uffici pubblici, perché in questo modo si “indeboliscono ulteriormente le attività istituzionali sul territorio e su materie estremamente rilevanti”. Quindi ha posto la sua candidatura alla  “necessità di riprendere una campagna di ascolto capace di avviare un confronto ampio sulle prospettive del Molise strutturando un dialogo tra le forze politiche, le istituzioni, le parti sociali e le associazioni del terzo settore”. Stando così le cose, “il Comitato promotore regionale di Sinistra Italiana ritiene che non ci siano le condizioni politiche per sostenere, nel merito e nel metodo, il Defr e la manovra di Bilancio 2017”. Stando così le cose. Salvo a vedersi come staranno le cose in prossimità del voto per le regionali nel 2018.

Dardo

 

 

Di Dardo

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