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Primarie Pd, se manca la strategia per il Mezzogiorno

Primarie Pd: non entriamo nel merito delle tre posizioni in campo però una riflessione va fatta. Va fatta per l’assenza, in tutte e tre le mozioni, della questione del Mezzogiorno. Sembra, proprio, che non hanno a che fare con i problemi del Mezzogiorno. Del Molise, poi, meno che meno visto e considerato il pensiero che Renzi ha manifestato nei confronti della regione a ridosso del referendum, il taglio che il ministro Orlando voleva della Corte d’Appello e della politica dei fatti propri (come Puglia)  manifestata dallo stesso presidente Emiliano.  Eppure, ci si sarebbe attesa una politica, quella del Pd nazionale, capace di considerare le regioni del Sud non alla stregua di province che sarebbe bene sciogliere, come dice qualcuno, ma tessere di un mosaico che si è sempre proposto, fino a 150 anni fa, come un “unicum” statuale, come una “macroregione storica”. Roma cominci a dialogare con l’insieme dei governi regionali così come Angela Merkel farebbe con i suoi Lander. Le Primarie in corso, invece, avrebbero dovuto porre l’accento con forza sulla discussione in merito alle esigenze, necessità del Mezzogiorno d’Italia e, quindi, del Molise.  Purché, naturalmente,  il frutto della discussione non fosse stata la solita cabina di regia, la solita task force, il solito tavolo di lavoro. Purché la politica del governo e della sua maggioranza per il Mezzogiorno non si riduca alla sola partita dei Fondi europei. Che sono importanti e vanno spesi, ma sono anche un groviglio difficile da dipanare.   Purché non si riduca tutto all’esame di due o tre provvedimenti puntuali, su questa crisi o quella, misure urgenti ma tali che dalla somma non si ricavi mai il totale. Gli interventi puntuali, vanno bene in un contesto in cui il sistema territoriale è robusto, in ogni altro caso si traducono in un pannicello caldo che può solo strappare qualche titolo: e non ne abbiamo bisogno. Purché, insomma, il partito di governo si doti di una visione dello sviluppo del Mezzogiorno e della sua funzione ineludibile per la ripresa del Paese e per la sua capacità competitiva sugli scenari internazionali. I tre candidati alle Primarie del Pd, avrebbero dovuto dedicare  una parte del loro tempo proprio al Sud senza voli d’uccello e toccate e fughe. Tempo per capire, conoscere e pensare a strategie e programmi. Altrimenti, sarà stata tutta solo una corsa al voto per la segreteria di un partito chiuso sul Mezzogiorno.

 

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. Se da una parte capisco le idee sottesa all’articolo, una domanda mi sorge spontanea ma il mezzogiorno ha mai lanciato proposte concrete per il proprio rilancio? E le scelte fatte dai consigli regionali e dai loro presidenti sono andate in questa direzione? Io amo il sud in generale e il Molise in particolare., ma quando vengo là spesso mi scontro con un modo di vedere e di gestire la vita così diverso! La saggezza popolare dice aiutati che Dio t’aiuta, ora senza voler scomodare l’Ente supremo ci sono strade percorribili come quelle delle proposte che vengono dai rappresentanti dei territori che potrebbero essere portate avanti anche all’interno delle assemblee di partito perché le esigenze dei territori le conosce chi ci vive. A proposito mi ha fatto sorridere la definizione data a Rosato a proposito della puntualità letta sui giornali , altrove sarebbe stata la non puntualità a dare fastidio.

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