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Previsto nei pressi di Sassinoro, a due passi da Sepino, un impianto di lavorazione e trattamento di 22mila tonnellate annue di rifiuti

Ai margini del con fine tra le Province di Campobasso e di Benevento, nei pressi di Sassinoro, la Regione Campania ha deciso collocare un impianto di lavorazione e trattamento di 22 mila tonnellate annue di frazione umida di rifiuti. Già intorno al 2008 aveva cercato  nella stessa area di scaricare  migliaia di tonnellate di eco balle di rifiuti in località Colle Alto di Morcone a qualche centinaia di metri dal Molise, dal fiume Tammaro, dal sito archeologico di Saepinum – Altilia e del Tratturo Pescasseroli – Candela. Quel danno ambientale fu scongiurato grazie alla mobilitazione dal basso delle popolazioni più direttamente coinvolte, compresa la comunità di Sepino, e grazie al contributo politico del consigliere regionale Michele Petraroia che oggi, di fronte al nuovo attacco della Campania al Molise conosciuto e considerato come il luogo dove per assenza di reattività istituzionali è possibile  ogni nefandezza, non ha frapposto tempo a mobilitarsi in veste  di consigliere regionale del Molise e componente della commissione Ambiente e territorio, nei confronti del sindaco di Sassinoro e, in successione, della presidenza del Consiglio dei ministri, dell’assessore regionale della Campania delegato all’Ambiente, dell’assessore regionale del Molise delegato all’Ambiente, delle Province e dei prefetti di Campobasso e Benevento e della Rete delle Associazioni e dei Comitati della Campania e del Molise. Ad ognuno dei destinatari una parte di responsabilità per ciò che di nuovo si va prefigurando dalla Campania a danno del Molise. Un vizio, questo degli amministratori partenopei, ormai radicato, che riesce a prevalere su ogni altra ragione di buonsenso sempre e unicamente con iniziative distruttici dell’ambiente naturale e del paesaggio. Non va dimenticato né sottaciuto il rischio ancora incombente di vedere sui crinali del Matese,  a ridosso degli scavi archeologici di Saepinum, fiorire pale eoliche a decine, anche queste generate dalla convinzione che quel lembo di territorio montano tra la Campania e il Molise possa essere terra di facile  conquista. Dopo una prima fase di sconvolgimento del terreno da parte delle ruspe, la situazione è ferma, stoppata ancora una volta dalla protesta del popolo matesino e dalla Rete delle associazioni e dei comitati, una vera macchina da guerra in cui, per onestà di cronaca è rinvenibile la presenza e l’attività del consigliere di sinistra Petraroia. Il quale, sopperendo alla cronica distrazione della Regione e degli assessori all’ambiente delle istituzioni locali, intende mettersi di traverso alle scelte della Campania che danneggiano il Molise, anche con  la prossima, annunciata, istituzione di un Comitato civico interregionale che si farà carico di coordinare le iniziative di mobilitazione sociale, le impugnative legali, i ricorsi amministrativi, i contenziosi e/o ogni altra azione a tutela del territorio del Matese recentemente individuato dalla legge finanziaria n. 205 del 27.dicembre 2017 “Parco Nazionale”. Giocando dialetticamente su questo riconoscimento è pensabile, oltre che sperabile, che si riesca ad allontanare da Sassinoro, e, quindi, dal confine del Molise, l’impianto di lavorazione e trattamento di 22 mila tonnellate annue di frazione umida di rifiuti. Alle autorità politiche e amministrative sopra riportate, non a caso, è stata posta la questione di compatibilità tra un impianto a forte impatto ambientale e la nascita del “Parco del Matese”: una dicotomia inconciliabile. “Preme ricordare – scrive Petraroia al riguardo –  che l’avvio del Parco Nazionale del Matese potrà valorizzare importanti siti ambientali, turistici e culturali presenti a partire dal Regio tratturo Pescasseroli – Candela, dell’invaso di Morcone – Campolattaro, dalla Valle del Tammaro con la millenaria città sannitico – romana di Saepinum – Altilia, fino ai santuari di Cercemaggiore, Sepino, Sassinoro e Morcone, e alle attività agricole, zootecniche, tipiche e biologiche della fascia pedemontana. Autorizzare un impianto di lavorazione e trattamento della frazione umida per 22 mila tonnellate annue a Sassinoro pregiudica la qualità dello sviluppo locale dell’area a confine tra la Campania e il Molise, penalizza altre e diverse imprese presenti nell’Area Pip di Sassinoro”. Ad adiuvandum, per i corti di memoria, per i distratti per vocazione e per opportunismo in favore degli inquinatori dell’aria, dell’acqua e della terra, Petraroia a costoro gli rinfresca la memoria: “Grazie alla mobilitazione popolare, nel 2007 – 2008 è stato impedito che migliaia di tonnellate di eco balle di rifiuti in località Colle Alto di Morcone pregiudicassero anche la qualità delle acque raccolte nella Diga di Morcone – Campolattaro”. Vichianamente, la storia potrebbe ripetersi. Anzi è auspicabile che si ripeta! Che la mobilitazione popolare nel 2018 faccia altrettanto contro la discarica annunciata.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. Ma perché la Campania dopo che depreda l’acqua del Molise praticamente gratis vuole anche inquinare il Molise? Il loro territorio è molto più vasto e allora puntiamo i piedi ,i vostri rifiuti metteteli altrove, not in my backyard! Ognuno si tenga la propria immondizia dove vuole ma senza invadere le terre altrui con i liquami. Il Molise si faccia valere con il sostegno di tutti i suoi cittadini.

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