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Il “presidente” di una regione non è il “governatore” di uno stato

di  Claudio de Luca

Le venti Regioni italiane nacquero perché occorreva adempiere al dettato costituzionale che le prevedeva. Oggi, persino chi allora era stato favorevole, si sente assalito dai dubbi perché l’istituto ha reso possibile, a chi incarni la politica-politicante, di gestire – soprattutto male! – meccanismi e risorse pubbliche notevoli. Quando la Stampa molisana era rappresentata da una pagina de “Il Tempo”, da una (di 6 colonne) de “Il Mattino” e da quella de “Il Messaggero”, Capocronista da Campobasso per la testata napoletana era Giulio Vecchiarelli che, allora, redigeva una rubrica (“Sette giorni”) in cui aveva ribattezzato le assisi regionali con l’appellativo di “Parlamentino”. Quel termine rivelava quanto crèdito nutrisse quella nuova istituzione. Rappresentare il Consiglio in un’Assemblea dal nome tanto altisonante non appariva esagerato a fronte della nuova funzione legislativa conferita ad un organo con piena competenza su di importanti materie. Però il defunto cronista non si sarebbe mai sognato di chiamare “Governatore” il Presidente della Giunta regionale.
A Londra i tassisti, per sollecitare la mancetta che incrementa la tariffa della corsa, facevano come i Napoletani; e chiamavano i propri clienti “governor”. Oggi che questo “cadeau”” è scomparso, non ti gratificano più manco di un “sir”. Però, scomparsi in Gran Bretagna, i “Governatori” sono riapparsi inopinatamente in Italia grazie ai rappresentanti di quel giornalismo locale che usa senza distinzione i due termini solo per non scrivere due volte la stessa parola. Per dirla in soldoni, Paolo Di Laura Frattura, che presiede l’Esecutivo, non è il Governatore della Regione perché quest’ultima figura istituzionale il legislatore italiano non l’ha mai prevista. Perciò possono essere chiamati tali soltanto quelli degli Stati uniti d’America che hanno pieni poteri esecutivi. L’abuso del termine, peraltro gradito alle orecchie degli interessati, si rivela patetico perché – a parte la promozione sul campo che la Stampa nostrana concede d’ufficio al Presidente della ventesima micro-Regione – i veri Governatori sono soltanto quello del Texas o della California i cui “appeal” sono tali da permettere di potere diventare persino Presidenti degli Stati uniti. Perciò, in Italia (dove magari presiedi solo l’Esecutivo della Valle d’Aosta, della Basilicata o del Molise), pare veramente troppo essere parificati al Governatore dell’Ohio o a quello di Nuova York. Allora, se non vogliamo coglionarci, dobbiamo prendere atto che il paragone non regge e che la “promozione”, originata dall’ignoranza dei diversi sistemi istituzionali,  rimane fuori da ogni regola; e, con Orazio, potremmo dire “Sutor, ne ultra crepidam”. Ma non basta.
Si consideri che le Regioni italiane tutto sono tranne che degli Stati. Esse configurano semplicemente delle entità burocratiche, con limiti territoriali originatisi dalla comune cartografia in circolazione. Perciò non fondano né su situazioni economiche né su realtà culturali precise. Difatti, riferendosi al Molise, ci si potrebbe domandare cosa abbia a che fare una comunità come Venafro con una come Termoli. Le Regioni sono enti locali, sovraordinati agli altri, incardinate – in maniera confusa – in uno Stato centralizzato che tale sarebbe rimasto pure se fosse entrato a pieno regime il federalismo. Ne risulta che sul territorio molisano veglieranno pur sempre un Prefetto ed un Questore che, in quanto organi periferici dello Stato, riceveranno disposizioni dal Governo di Roma e non certamente da Frattura che (sarà bene rilevarlo), pur competente nella materia “polizia locale”, non dispone manco dei Vigili urbani, sottoposti alla sola autorità dei Sindaci. Perciò, continuare a chiamare “Governatore” il Presidente dell’Esecutivo molisano, è cosa ridicola. Un appellativo così ridondante potrebbe essere giustificato soltanto se qualcuno volesse prendere in giro il gestore della cosa pubblica locale. D’altronde meriterebbe di essere definito “governor” solo chi riuscisse a potere disporre di tutto e di tutti senza eccessivi problemi gestionali, ma non chi potrebbe non godere manco della piena fiducia dell’intera sua maggioranza consiliare.

Di Giuseppe Saluppo

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