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Presidente Grasso, il Molise non va disfatto

Di Tecla Boccardo 

Signor Presidente del Senato,

i lavoratori ed i pensionati del Molise, il mondo del lavoro, il Sindacato, la Uil sono orgogliosi di averLa in Molise e La ringraziano per questo suo gesto di attenzione.  Anche noi riteniamo, infatti, che il tema della legalità, della lotta alla criminalità organizzata e ad ogni mafia deve avere una centralità nel dibattito sociale e politico e configurarsi come un impegno quotidiano delle Istituzioni, delle forze dell’ordine e della magistratura, ma anche delle forze sociali e dei soggetti della rappresentanza. D’altra parte, calati come siamo nella società molisana e presenti nel territorio, abbiamo talvolta percepito il rischio che fenomeni mafiosi si presentino anche nelle nostre zone, che peraltro confinano con aree del Paese dove sono endematicamente radicate: nella gestione degli appalti, nei sotterramenti illegali di rifiuti tossici e inquinanti, nella pratica del lavoro nero e del precariato. Ma legalità deve essere anche rifiutare la clientela politica, il favore dal potente di turno, praticare una buona amministrazione pubblica che gestisce con efficienza e trasparenza valorizzando le professionalità degli addetti, un rapporto corretto e reciprocamente legittimante fra le stesse forze sociali. Anche su questi fronti, talvolta abbiamo osservato, nei nostri contesti occorre fare di più. A cominciare dal rafforzare la coscienza collettiva e l’impegno di ognuno ad agire in modo positivo e corretto.  Iniziando dalla cultura e dalla scuola. Che Lei abbia scelto di essere presente in Molise proprio nel nostro teatro che é un punto di orgoglio e di produzione culturale e diffusione di eccellenze, che poi abbia programmato di confrontarsi con gli studenti (proprio quei giovani a cui il futuro, soprattutto nella fase di passaggio nel mondo del lavoro, non si presenta certo facile) ci convince e ci conforta nella nostra intuizione.  Potremmo narrarLe, caro Presidente, le difficoltà economiche, occupazionali e sociali in cui si dibatte il nostro territorio, il crescente disagio delle popolazioni, ma anche qualche speranza di recupero e di ripresa, qualche opportunità che si presenta che, come orgogliosi molisani, intendiamo cogliere e praticare. Avremo modo di fare questo in altra occasione o con altre Istituzioni più direttamente impegnate sui temi dell’economia e del lavoro. Proprio per la Sua valenza istituzionale e per il suo ruolo di guida di un autorevole luogo di esercizio della rappresentanza e pratica della democrazia, vogliamo invece chiudere questa nostra lettera aperta con una considerazione.  Ci siamo sentiti spesso isolati, talvolta dileggiati per le dimensioni demografiche e territoriali della nostra Regione. Solo qualche giorno fa esponenti di spicco del dibattito pubblico nazionale discettavano della soppressione del Molise, osservavano la sua irrilevanza, fantasticavano accorpamenti o inglobamento in realtà istituzionali più vaste.  Anche noi, certo, qualche colpa l’avremo pure: una certa tendenza al rinchiudersi nella dimensione locale, una incapacità ad esprimere una classe politica e amministrativa  al livello delle sfide che l’Europa e la globalizzazione pongono, una capacità imprenditoriale per troppo tempo sopita e alla ricerca più di prebende pubbliche che di opportunità per uno sviluppo reale, una tendenza a difendere chi é protetto più che praticare un’azione che dia fiducia a chi si sente escluso e costruisca speranza per i nostri giovani che, ahimè, continuano ad emigrare.  Ma i molisani sono popolo. Abbiamo solide tradizioni  che vogliamo valorizzare ma molti davvero sono impegnati nell’innovare e disegnare il futuro, abbiamo un territorio debole ma dove la qualità dell’ambiente ancora persiste, abbiamo donne che sono la nervatura delle nostre famiglie e delle comunità ma anche elemento qualificante del mondo del lavoro, abbiamo tanti anziani vero welfare locale ma anche giovani istruiti, competenti e intraprendenti. Da noi ci sono Istituzioni culturali (citiamo per tutte l’Università) e autorità morali e religiose di cui andiamo fieri, c’è un distribuito e vivace sistema della comunicazione locale che dà conto di un dibattito politico e sociale intenso. Siamo un’economia che cresce nelle eccellenze, dall’agricoltura ai beni esportati, pur presentando, lo scenario economico e occupazionale complessivo, molti persistenti limiti e problemi.  Insomma, il Molise non è la barzelletta che qualcuno racconta, ma pretende di essere parte attiva e protagonista, con ogni altra ovviamente, della comunità nazionale. Signor Presidente, torni a trovarci presto, trovi modo di mettersi in ascolto anche del sindacato e delle forze sociali che praticano la voglia del cambiamento: le parleremo di un Molise che non va disfatto ma noi va lasciato operare – magari con qualche sostegno e attenzione – perché ha energia, capacità, determinazione, orgoglio. E perché anche dal Molise si disegna il futuro di un’Italia avanzata economicamente e sviluppata, solidale e più giusta, che pratica la legalità nell’agire quotidiano. 

Di Giuseppe Saluppo

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