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Alcuni ponti sulla Bifernina si son sbriciolati già da decenni

Vincenzo Di Sabato del Centro Studi Molise “Nicola Perrazzelli”, persona saggia, colta e moderata, espressione vivida d’impegno sociale e culturale, citando San Paolo (”E’ ormai tempo di svegliarci dal sonno, perché la notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo perciò via le tenebre e indossiamo le armi della luce”) ha scagliato un sasso in piccionaia, ha deciso di sfondare il muro del silenzio dietro al quale c’è un grave problema di agibilità e di sicurezza da anni pendente e irrisolto: l’agibilità al transito e la sicurezza delle strutture del lungo viadotto (circa 5 chilometri) che supera il lago di  Guardialfiera. Di Sabato, essendo di Guardialfiera, il viadotto lo percorre quasi giornalmente e giornalmente ne ha visione. Da anni l’osserva, annotando il progressivo degrado. Sul quale oggi, come diciamo, ha lanciato l’allarme alla sua maniera, ricca di annotazioni, di considerazioni, di valutazioni, su cui campeggia un dato particolarmente inquietante: il viadotto è privo di collaudo.  “Un’imponente opera ingegneristica, uno dei monumenti strutturali più solenni’Europa. Eppure dopo 45 anni è ancora senza collaudo. Eppure la Bifernina rappresenta l’unica arteria di collegamento tra la costa adriatica e il capoluogo di regione. Tra il basso Molise, la Campania e il Lazio. Il calcestruzzo armato, lì, è corroso, si distacca, e s’incrociano calcinacci sulla vegetazione sottostante. E chissà cosa si nasconderà dentro e attorno ai pilastri, sepolti nel buio dei fondali, per decine di metri, da 147 milioni di metri cubi d’acqua che agisce come veicolo di sostanze aggressive. In superficie intanto le anime di ferro hanno perforato il conglomerato cementizio, e la ruggine ne ha modificato il colore. Il processo invasivo per l’accumulo di elementi e di organismi chimici, fisici e meccanici, è palese”. Parole e termini (anche tecnici) inequivocabili, pronunciati da una persona che difficilmente ricorre ad iperboli e altrettanto difficilmente si lascia prendere da timori, se non dinanzi alla loro prefigurazione avallata da condizioni oggettive di pericolosità.  Alessandro Aronica del Politecnico di Milano, riferendosi al recente crollo del ponte sulla Statale 36 in Brianza,  spiega come esso sia stato causato anche dall’attacco di quei sali, di quei cloruri che aumentano la porosità ed il volume del calcestruzzo, ne degradano l’armatura e rimuovono lo strato esterno. Pratica (quella dello spargimento del sale)  di cui è oggetto il viadotto di Guardialfiera. “La resistibilità del cemento armato è calcolata scientificamente per una durata di 100 anni. Alcuni ponti, però, anche sulla Bifernina, non osservano tanta longevità. Alcuni si son sbriciolati già da decenni.  Due trent’anni fa al chilometro 26 provocati da un’alluvione e ricostruiti in 7 anni. Ma ricordo, assieme a Pasquale Di Lena, assessore regionale, in quel tempo ai Lavori pubblici, ricordo l’impressionante avventura, nell’anno 2000, di un camion rimasto in bilico sull’estremo filo della terraferma, mentre sprofondava sul fiume il viadotto al chilometro  42, e dell’autista atterrito ma rimasto incolume. E’ cosa seria! C’è bisogno ora d’una vigorosa unità d’intenti, di diplomazie, di fusioni. Lo chiedo al Prefetto di Campobasso; a Giuseppe Ferrara capo del compartimento Anas del Molise.  Lo invoco ai deputati Danilo Leva e Laura Vanitelli, ai senatori Roberto Ruta e Ulisse di Giacomo. A Paolo di Laura Frattura, e Vincenzo Cotugno, presidenti della giunta e del consiglio regionale.  Ad Antonio Battista, responsabile dell’Amministrazione provinciale di Campobasso. Al capo dipartimento per la Protezione civile del Molise. Solo tutti insieme possiamo riaffrontare una emergenza che, giorno dopo giorno, rischia di degenerare in dramma. Solo insieme è possibile rimettere in campo un progetto che sembrava risolto al tempo della osannata realizzazione dell’Autostrada Termoli – San Vittore”.Nomi e cognomi, fatti e circostanze. Impressiona che vengano chiamati in causa da una persona le cui maggiori attenzioni sono rivolte alla storia, alla tradizioni e alla cultura del Molise. Impressiona la puntualità dei riferimenti che probabilmente gioveranno a più di uno dei destinatari. Dice ancora Vincenzo Di Sabato: “ Già nella fase progettuale della Termoli – San Vittore – prima dell’anno 2000 – erano affiorate criticità per il viadotto sul Liscione ed impatti, su buona parte del tracciato, in contrasto alle norme funzionali e razionali, caratteristiche dell’autostrada. L’onorevole Giovanni Di Stasi – allora deputato al Parlamento – ricorderà l’ipotesi alternativa sulla velocizzazione ed il raddoppio, con procedura d’urgenza, della Fondovalle del Biferno; la conseguente possibilità d’un avvicinamento del Gargano a Roma; l’intesa raggiunta con Giuseppe D’Angiolino, presidente dell’Anas e capo di tutta la rete viaria italiana circa la costruzione, al lato sinistro del lago, d’una variante, a doppia corsia, dal bivio di Lupara allo Zuccherificio di Termoli. Ed Enrico Micheli, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, stretto collaboratore di Prodi, ravvisandone la bontà, contribuì a superare anche il grosso problema della copertura finanziaria, favorendo la elargizione al Molise di 70 miliardi di lire”.  Lo ricordano i molisani che seguono i compiti e le responsabilità della pubblica amministrazione sempre più drammaticamente insufficienti, al limite dell’omissione.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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