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Piccoli comuni, interventi per non morire

“Come sarà il Molise fra dieci anni?”.  Il riferimento è a quella dei Piccoli Comuni che si spopolano, dei piccoli borghi dove non nasce più un bambino.  Comuni piccolissimi ed antichissimi che rischiano di diventare paesi fantasma tra chi emigra, chi abbandona la propria abitazione ed addirittura prova a regalarla alle Amministrazioni comunali pur di non pagare le tasse. Dal 2001 al 2017 la popolazione residente è passata dai 320 mila a 308 mila abitanti. La cruda realtà della condizione di criticità in cui si trova la ventesima regione sta tutta nella chiara evidenza dei numeri: al 31 Dicembre 2017 a fronte di 2.120 nascite si sono registrati 3.855 decessi con un saldo naturale che fa segnare un -1.735 a cui si aggiunge il saldo migratorio negativo che registra un -221. In totale al 31 Dicembre 2017 risultano 1956 residenti in meno rispetto al 1 Gennaio dello stesso anno. Il dato più alto negli ultimi quindici anni. Le cause di questa desertificazione sono tante ma una in particolare sembra decisiva: la riduzione della spesa pubblica”.  I Piccoli comuni pagherebbero, prima e più di altri, gli effetti della crisi economica e della conseguente, eccessiva mitizzazione della riduzione della spesa pubblica.  “La politica nazionale, prima ancora che quella regionale e locale non affronta questo tema con la dovuta attenzione, e non prende provvedimenti seri per ripopolare queste zone” , hanno ribadito alcuni sindaci dei comuni interni molisani che hanno inteso richiamare l’attenzione, anche, dei cittadini che devono diventare primi attori del cambio di passo per salvare le aree interne. E con un impegno preciso: non far morire i Piccoli Comuni.

 

Di admin

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Un Commento

  1. In altre regioni hanno calato le tasse regionali e comunali alle famiglie residenti in paesi in via di spopolamento a causa dei disagi che questi abitanti soffrono essendo lontani dalle città e magari con strade problematiche , i fondi mancanti alle casse comunali sono sostituiti dalla fusione di piccoli e piccolissimi comuni montani. A volte con un minimo di cessione di “sovranità ” (qui l’espressione sia letta in modo apolitico ) si possono ottenere vantaggi come un pronto soccorso un eliporto una scuola d’infanzia e primaria uno sportello bancario un ufficio postale ecc. Credo che soluzioni così possano essere “esportabili ” . In seconda battuta possono essere trovate altre soluzioni come una esenzione temporanea dalle tasse comunali per nuove famiglie che vogliano stabilirsi nel territorio

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