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Piani di rientro, il Lazio toglie i ticket. In Molise restano

La Regione  Lazio era nel novero, col Molise, delle Regioni afflitte dal Piano di rientro dal debito sanitario. Nel Lazio il commissario porta il nome Zingaretti; nel Molise Frattura. Le cantonate  di Roma sono invase di centinaia  centinaia  di manifesti del Pd che trionfalmente annunciano al popolo della capitale d’Italia che il ticket sanitario extra regionale è stato cancellato alleggerendo il peso finanziario dalle tasche dei contribuenti capitolini. La sanità nel Lazio sta risorgendo in fretta e con soluzioni rapide e intelligenti: ridistribuzione dei servizi sul territorio, nessuna chiusura di ospedali e là dove possibile, servizi potenziati. La cancellazione dell’extra ticket è un segnale forte di un bilancio regionale capace di recuperare il passivo, oltre che un segnale politico altrettanto significativo di una maggioranza che sa scegliere, sa decidere, sa assecondare il progetto di ripresa. Nel Molise è stagnazione, polemica, inefficienza, tergiversazione. Di sanità si riempiono tutti la bocca, e solo, alcuni hanno qualcosa di serio da valutare e da comunicare; il resto è retorica spicciola: politica, sociale, partitica e, diciamolo, giornalistica. L’argomento si presta ad essere manipolato senza eccessiva abilità. Del declassamento degli ospedali di Larino e Venafro abbiamo dato notizia con alcune settimane di anticipo sperando che la tempestività dell’informazione potesse servire ad un’azione di contenimento (meglio, di ravvedimento)  di questo progressivo e inarrestabile scivolamento verso il basso delle soluzioni riorganizzative del settore sanitario. Invece con titoli a nove colonne solo nei giorni scorsi abbiamo letto che la stampa nella sua quasi totalità si era accorta di questo ennesimo provvedimento punitivo e limitativo del diritto alla salute che la Regione Molise  e il commissario ad acta sotto tutela da Roma (fa ridere quando viene detto che il Tavolo tecnico si dice favorevole alle scelte di Frattura: ti credo, gliele dettano) considerano un passo avanti. Sì, ma verso il peggio. Ospedali ridimensionati, forse a giusta ragione, ma se inclusi in un programma di più vasta visione e accortamente compensato con  servizi sul territorio che invece anche quelli esistenti e male funzionati sono stati sostanzialmente penalizzati dalla inconcludenza del commissario Frattura. Che trova il coraggio solo quando glielo infondano da Roma “i superiori”. Così come inconcludente finora è la querelle sui provvedimenti a carico degli istituti sanitari privati/convenzionati, gli unici che funzionano e che assicurano il necessario livello di efficienza per sperare, una volta entrati in corsia, di salvarsi la pelle. Meno chiacchiere, dunque, e più determinazione anche da parte di chi contesta, avendo però il buongusto di dare spazio a coloro che la sanità la vivono in presa diretta e la subiscono. La retorica, il racconto letterario di una  vicenda che ha virato ampiamente la boa del quinquennio, non lascia tracce, né offre indicazioni operative e organizzative confacenti. Insomma, se davvero dobbiamo subire irreversibilmente il disastro che il commissario ad acta va apparecchiando, che lo faccia in fretta. Meglio una morte istantanea che una lunga agonia. Evitando possibilmente anche i necrologi posteriori (di rito). D’altronde, non saranno la retorica e il racconto letterario di questa amara vicenda sanitaria a impedire che la sanità nel Molise trovi la sua Caporetto,  mancando le forze e il coraggio per una vittoria. Mancando le forze e il coraggio della politica e della società civile di chiedere le dimissioni di chi sta portando il Molise alla rovina. La complicità è il male inestirpabile del Molise.

 

Dardo

 

 

 

 

 

 

Di Giuseppe Saluppo

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