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Per sbarrare la porta agli stupefacenti test antidroga ai consiglieri e agli assessori

Tutti a chiedersi l’attività legislativa della Regione Molise. Tutti in attesa di una legge regionale che riassuma i caratteri economici, sociali e culturali del Molise e li renda materia di crescita e di sviluppo. E’ dai tempi della presidenza del compianto Florindo D’Aimmo (Anni 80) che non trova luce un provvedimento del genere. Pertanto è inutile attendere. Meglio fare il callo a leggi e leggine di corto respiro. La nuova (?) amministrazione regionale è perfettamente in scia alle precedenti. La prova viene dai verbali della Prima commissione consiliare che si occupa dell’”Ordinamento e della organizzazione amministrativa”.  Dall’insediamento ad oggi ha ricevuto 5 proposte di legge di iniziativa dei consiglieri regionali e del presidente della giunta regionale. Dall’oggetto delle proposte viene facile intuire la caratura politico/giuridica dei proponenti. Ve le comunichiamo una ad una. La proposta di legge che segue non è nuova al consiglio regionale. Già in passato intorno al rischio che la droga possa contaminare gli amministratori pubblici e, nel caso specifico, i consiglieri, gli assessori e il presidente, è stato un argomento preso con le pinze e messo accuratamente da parte. Ora riprende vigore su iniziativa dei consiglieri Scarabeo, Matteo, Cefaratti, Pallante, Scuncio, Nico Romagnuolo, D’Egidio, Aida  Romagnuolo, Tedeschi, Calenda e Micone che, per sopravanzare possibili sospetti, vogliono introdurre test antidroga (casuali e periodi) per i consiglieri e gli assessori della Regione Molise. Stranamente, però, hanno tenuto fuori il presidente. Immune per definizione? I consiglieri del gruppo 5 Stelle Nola, Greco, Manzo, De Chirico, Fontana e Primiani a loro volta hanno proposto l’istituzione di una Commissione regionale speciale, a carattere temporaneo, di studio, sul fenomeno della criminalità organizzata in Molise. La temporaneità della commissione dice che il problema i 5 Stelle lo avvertono ma lo considerano oggetto di studio più che la necessità di mettere in piedi una politica regionale di contrasto del fenomeno che, stando agli episodi di cronaca e alle relazioni della Procura generale presso la Corte d’Appello  nelle celebrazione dell’Anno giudiziario, ha assunto dimensione e pericolosità preoccupanti. Relatore alla commissione sarà il presidente della commissione stessa Di Lucente. Ancora consiglieri in azione, questa volta di maggioranza (Scuncio, D’Egidio, Scarabeo e Matteo) che intendono arrivare a modificare la legge regionale del 26 agosto 2002, la numero 18, che riguarda l’istituzione, l’organizzazione e il funzionamento del Comitato regionale per le comunicazioni – Co.Re.Co. Argomento delicato. Attiene ad un organo di garanzia che però, a parere dei proponenti, ormai, a distanza di 16 anni dall’istituzione, ha più di un motivo di funzionalità e di garanzia da essere rivisto e messo a punto. Relatore alla Commissione è stato indicato il consigliere Tedeschi. Ancora una modifica a una precedente legge regionale la chiede il presidente della giunta, Donato Toma, e riguarda l’articolo 24 della legge regionale del 18 aprile 2018, la numero 10 (Il Presidente della Giunta e la Giunta regionale rispondono del proprio operato di fronte al Consiglio). Possono essere chiamati a rispondere del proprio operato di fronte al Consiglio in qualunque momento, a richiesta di almeno un quinto dei Consiglieri assegnati alla Regione. Materia scottante, che lascia presupporre che il presidente e la giunta vogliono affrancarsi dal controllo del consiglio e ritengono troppo basso un quinto dei consiglieri assegnati alla Regione per essere sottomessi. Se ne occuperà il presidente della Prima commissione Di Lucente.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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