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Chi di orchestra ferisce di orchestra perisce

Ora è più chiaro che prima. Il consigliere regionale delegato alla Cultura, Domenico Ioffredi, che non ha aperto bocca sul defenestramento del direttore generale della Fondazione Molise Cultura, Sandro Arco,  e sul progetto di cambiamento che ne farebbe un’appendice  della presidenza della giunta regionale, deve  starsene ai margini, evitare di esprimere valutazioni e giudizi sulle questioni che attengono alla delega, sapendo che gli è stata fornita per equilibrare gli appetiti politici all’interno della maggioranza  di centrosinistra, e non per  tracciare una linea, un indirizzo, un modello riconoscibile di produrre e gestire cultura. Dopo gli effetti deleteri che sono seguiti all’esordio (fresco di delega s’è preso l’onore e l’onere di cancellare l’orchestra stabile del Molise), gli è stata ristretta la sfera di competenza e d’espressione. Gli concedono di firmare i comunicati stampa relativi alla consegna di oggetti d’arte da parte di autori grati per aver avuto un mostra o uno spazio per esporre, o uno dei tanti avvenimenti, diciamo culturali, che costellano il panorama molisano. Il defenestramento di Arco e l’ipotesi di ridurre la Fondazione a mero Servizio della presidenza regionale, da un delegato alla cultura che non fosse privato di funzione e di prestigio, avrebbero preteso una dichiarazione illustrativa delle ragioni di una decisione che di fatto denuncia che gli anni in cui la Fondazione è stata diretta  e amministrata (gli anni di Frattura e Ioffredi), sono stati anni in chiaroscuro (più scuro che chiaro), senza alcuna incidenza di rilievo nella formazione di una politica e di una programmazione che avessero il segno della continuità e della progettualità. Dietro quel decentramento non chiarificato vengono autorizzate le ipotesi più disparate, che vanno da motivazioni di stretto ordine politico (Arco era l’ultimo residuato dello iorismo verso il quale Frattura ha dichiarato guerra a tutto campo) a motivazioni che lambiscono il modo di gestire, soprattutto quel ricorrere all’esterno per manifestazioni estemporanee da migliaia e migliaia di euro, con qualche dubbio di legittimità e trasparenza.  Dello statuto della Fondazione probabilmente non s’è tenuto sufficientemente conto, facendo prevalere il punto di vista personale degli amministratori e del direttore. Certo è che un direttore generale non si mette alla porta su due piedi, per giunta senza un saluto di commiato e un cenno di ringraziamento. Questi sono metodi “staliniani”. O, meglio, atteggiamenti che affermano una presa di distanza dall’uomo (Arco) e dal direttore della Fondazione: non si sa mai. La Fondazione era nata con altri intenti e con altri obiettivi, durati il tempo in cui alla presidenza della Regione e della Fondazione ha stazionato Michele Iorio. La costituzione dell’orchestra stabile è stato il simbolo di una volontà tesa a valorizzare i talenti musicali molisani, a creare un robusto apporto alla decennale attività degli Amici della Musica e ad esaltare il Conservatorio “Perosi”, a “stabilizzare” l’attività musicale nel panorama culturale regionale con proiezioni all’esterno, di livello nazionale e internazionale.  Qualcosa di autenticamente molisano. Bene quell’orchestra è stata smantellata perché costava troppo, ma molto meno di quanto sono costate le manifestazioni estemporanee che sono seguite senza lasciare traccia nel tessuto culturale locale, ma negli introiti dei promotori e degli organizzatori. Quando poi si dice la nemesi storica. C’è un lato tragicomico nella delega a mezzo servizio di Ioffredi. Nell’ultimo comunicato stampa gli è toccato di  presentare la stagione concertistica per l’anno in corso di “Stilnovo Ensamble” di Remo Ianniruberto e Pasquale Farinacci: due talenti musicali molisani che avevano dato tono e professionalità all’orchestra stabile (smantellata).

Dardo

 

Di admin

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