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Ora si inventano il viaggio in Molise

L’Accordo di programma quadro tra la Regione Molise e l’università del Molise è stato un atto significativo di reciproco riconoscimento dei ruoli e delle responsabilità. La Regione ha riconosciuto sostanzialmente il valore scientifico dell’Ateneo; l’università, finalmente, ha trovato nell’Accordo  le motivazioni giuste per occuparsi scientificamente e tecnicamente, sul campo, della qualità, dei pregi, delle singolarità e delle vocazioni del territorio molisano, per essere  tradotti, scientificamente, in ricerca, prima, quindi in proposte e, quindi ancora, in scelte e in interventi programmatici. Degli Accordi quadro tra la Regione e le altre istituzioni territoriali, la cronaca molisana non ha motivo di compiacimento. Quasi sempre si sono vanificati o, peggio, sono stati ricontrattati con tempi morti, per cui non hanno generato alcun vantaggio alle parti. Il comune di Campobasso – sindaco Peppe Di Fabio – era arrivato ad avere dalla Regione un finanziamento di 25 milioni di euro dei quali, finora, dopo la ricontrattazione (sindaci Di Bartolomeo e Battista) non ha speso ancora un euro degli 11 milioni (dei 25) ch’è riuscito a recuperare. L’Accordo con l’università sembra abbia invertito la tendenza e nel pomeriggio di martedì  25 ottobre (ore 16), nell’Aula Fermi in Viale Manzoni, nel corso della presentazione  dei risultati della ricerca fatta in vari comuni e su vari campi d’indagine, darà un primo esito pubblico. La formula prevista però  ha poco del protocollo scientifico, come avrebbe preteso la circostanza. L’università e la Regione hanno preferito  fare di questo primo rendiconto dell’Accordo, una “narrazione che tende a simulare l’idea di un viaggio in Molise”.  Scelta discutibile. Di narrazioni, simulate e non simulate, se ne contano a decine nel corso degli anni e tutte, nel raccontare il Molise dal loro osservatorio, hanno creato uno stereotipo “Molise” ormai logoro e abusato. Il rischio è che anche questa ulteriore narrazione fondata sulla  ricerca, che abbiano presunta scientifica, si risolva nell’ennesima rappresentazione di un Molise ancora una volta vincolato a caratteri ambientali e culturali reiteratamente analizzati e raccontati. E’ sperabile pertanto che ci siano elementi di novità di portata scientifica che giustifichino l’opera d’indagine, e le conclusioni cui è giunta. L’impianto della presentazione purtroppo lascia supporre che prevarranno le componenti narrative rispetto a quelle (se ci saranno) di carattere scientifico e innovativo. Basta dare una scorsa al programma e ai titoli delle singole ricerche. Apre il rettore Palmieri, per dire perché si è lì, nell’Aula Fermi, e Fabio Pilla, per dire del valore della ricerca di qualità per il territorio. Quindi Ettore Valente  e Antonella Golino con il loro viaggio in Molise tra tradizione e ricerca ( e dalli coi viaggi! – ndr); Maria Cristina Messia e Stefano Marino sulla ricchezza del grano a Jelsi (sai la novità! – ndr), gli strumenti e le tecnologie innovative; Antonio Di Chiro su Tiberio da Sepino, precursore della penicillina (altra storia nota!); Siria Tavaniello, di Riccia, parlerà di un’avicoltura senza antibiotici; Rosa Cannavacciuolo, riferendosi a Guglionesi, rivelerà l’archeologia che riscopre il Molise; mentre di Vastogirardi Serena Niro  confermerà come i prodotti caseari si dibattano tra tradizione e innovazione;  di Agnone Bruno Lasserre dirà del legno, “un materiale vivo”, invece del rame e dei confetti;  della difesa sostenibile per il vino di qualità “Molise” se ne occuperà  Filippo De Curtis parlando di Larino; confermando che Ferrazzano sta sopra un montetto, Valeria Cocozza parlerà di antiche radici per nuovi prodotti (spazio alla curiosità – ndr); Dalila Trupiano dimostrerà che i legumi di Capracotta sono “moli-sani”; infine Maria Cipollina, partendo naturalmente da Termoli, si incaricherà di presentare un fronte inatteso, quanto stimolante (se

vero): le imprese molisane alla sfida con la globalizzazione.

Chiuderà, beandosi delle cose dette e ascoltate, il presidente della giunta regionale, Paolo di Laura Frattura. Avendo potuto aggiungere qualche notizia in più al quadro del Molise che conosce.

 

Dardo

 

 

Di Giuseppe Saluppo

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