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Novità in libreria. “Scritti irriverenti”di Arturo Messere: un libro da leggere e da commentare

E’ nelle librerie il volume edito dalla Palladino Editore, “Scritti irriverenti”, di cui è autore Arturo Messere. Non un romanzo, non un saggio, ma un insieme di articoli, d’interventi svolti nelle aule di tribunale, nelle aule universitarie, nei convegni accademici, rilievi politici dai banchi delle istituzioni locali, raccolti a ritroso nel tempo, dalle prime esperienze di Messere alla direzione del giornale scolastico (Liceo Mario Pagano) – “la Zizzania” -, di cui si rinvengono chiare tracce di acuta intelligenza  e spregiudicatezza nelle emeroteche che contano, fino ai nostri giorni. Messere, che dell’avvocatura molisana è indiscusso, noto e apprezzato protagonista, con la sua pubblicazione ha riempito un vuoto documentale che dinanzi alla smemoratezza e al disordine della cronaca quotidiana e dei rimandi cronachistici che si fanno agli avvenimenti del passato (prossimo e remoto), stonava rimanesse tale. Il suo è un accorto ricapitolo antologico dei fatti, dei luoghi e dei personaggi che hanno segnato il divenire del Molise; un ricapitolo della sua notevole attività professionale ( i maggiori processi penali: Cutolo, Carimo, Sepede, Izzo, San Giuliano di Puglia, Ittierre, e le vicende di politici eccellenti, le difese di magistrati e giornalisti), e delle sue incursioni analitiche e critiche nell’economia, nella letteratura, nella poesia, nell’arte. Nel corpo della presentazione balza agli occhi una particolare sottolineatura rispetto alle altre. Essa mette in evidenza  la singolarità di questa operazione giornalistica/documentale. Viene infatti rimarcato, assoluta singolarità, che “Negli annali giudiziari del Molise non si rinvengono pubblicazioni né scritti né interviste e dichiarazioni che abbiano sollevato eccezioni sull’uso dell Giustizia, incuneato dubbi o perplessità sulle presunte sue riforme, sugli eccessi della carcerazione preventiva, né deprecato il tintinnar di manette, tantomeno le incertezze del diritto, e abbiano disegnato nitidamente il ruolo dell’avvocatura, la sua indipendenza e la sua credibilità”. Una notazione di particolare attualità politica e sociale riportata alla riflessione collettiva. Sicché, rileggere quegli scritti, quegli interventi, quelle riflessioni, quelle critiche è un piacere, “per freschezza di linguaggio e per aderenza alla realtà”.  La ristampa in sé, ce ne fosse bisogno, conferma che la riproposizione  del “già visto” e del “già letto” è un’operazione valida solo se contiene verità di allora rapportabili all’oggi, cioè in grado di riaccendere l’interesse sul tempo trascorso e sulle occasioni mancate.  E la ristampa degli “scritti irriverenti” di Arturo Messere  lo è. Passato e presente, dunque: un parallelismo culturale che coinvolge il lettore “obbligandolo” a considerare ciò ch’è stato una irrinunciabile  congiunzione storica per meglio comprendere ciò ch’è. Soprattutto con il conforto della chiarezza del linguaggio e della competenza scientifica dell’autore. La “irriverenza” richiamata nel titolo del libro d’altronde è la cifra intellettuale che meglio ne certifica l’originalità e muove l’attrazione alla lettura. Insomma, un libro inedito, interessante, da leggere e da commentare.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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3 commenti

  1. Gianfranco Notaro

    L’Avvocatura, piaccia o no, è la insopprimile coscienza di una comunità, e’ spirito di servizio nel rispetto della Legge. E’ dare voce a chi voce non ha, contro il trambusto dei prepotenti.

  2. Gianfranco Notaro

    L’Avvocatura, piaccia o no, è la insopprimile coscienza di una comunità, e’ spirito di servizio nel rispetto della Legge. E’ dare voce a chi voce non ha, contro il trambusto dei prepotenti. E anche raggio di luce che fende l’oscura tenebra dell’Umana Ignoranza.

    • Anche la magistratura. Onore ai magistrati morti per servire lo Stato, e nonostante quest’ultimo spesso e volentieri li abbia lasciati soli. Il 23 maggio ricorderemo proprio questo. Capaci, 23/05/1992: una vergogna istituzionalizzata.

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