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Per non restare inerti dinanzi al fenomeno dello spopolamento

Mai fermento propositivo delle comunità locali ha trovato nel Molise momenti significativi e incisivi come quelli che si sono avuti di recente in più luoghi del territorio regionale (a Bagnoli del Trigno, a Vastogiradi, a Sepino, ad Agnone, a Larino e a Castel del Giudice) per valutare e discutere cosa sia necessario fare e decidere per salvare l’ambiente, per creare strutture produttive, per fare prevenzione, per rilanciare le aree interne. Per non rimanere inerti dinanzi al fenomeno dello spopolamento, dell’erosione, dell’impoverimento sociale e culturale: un debito enorme che le aree interne (appenniniche) stanno pagando  in favore della politica governativa incentrata sulle grandi concentrazioni urbane. Scelta, questa, che si va rilevando “delittuosa” per il Paese, che si vuole cambiare con proposte e sagge e responsabili motivazioni. Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia:  “i problemi dell’Appennino non riguardano solo gli 11 milioni di italiani che vivono in queste aree, pari al 52% del territorio nazionale, ma tutta la popolazione italiana”. A Castel del Giudice, dal 21 al 23 ottobre, s’è tenuta la prima Assemblea dei sindaci e degli amministratori dell’Appennino, facendo seguito all’edizione degli Stati Generali delle Comunità dell’Appennino dello scorso anno. A Castel del Giudice, uno degli esempi più virtuosi di rilancio del territorio molisano, per promuovere “una rete di sinergie tra amministratori dei comuni appenninici, chiamati ogni giorno ad affrontare tematiche comuni, dallo spopolamento alla riduzione dei servizi, dalla promozione di un’agricoltura e un allevamento con caratteristiche peculiari rispetto alla pianura alla lotta contro l’incuria dei territori e il dissesto idrogeologico”. Con il presidente di Slow Food Italia, Gaetano Pascale, ne hanno parlato Giovanni Lolli, vicepresidente della Regione Abruzzo: “lo spopolamento non è uno stato d’animo, ma un processo legato alle difficoltà materiali. Se la gente se ne va è perché vivere in queste aree diventa talvolta troppo complicato”; il presidente della Regione Molise, Paolo Di Laura Frattura: “gran parte dei nostri legislatori hanno omologato il valore-Paese sulle aree metropolitane. Ma non si può pretendere che i cittadini rimangano nelle aree interne se non gli si assicura la qualità della vita”; il coordinatore di Anci Piccoli Comuni, Massimo Castelli: “La montagna offre grandissimi servizi, trasformati in risorse da milioni di euro, senza ricevere alcuna perequazione. Prima del ponte sullo Stretto facciamo in modo che arrivino i binari sulle linee interne. Prima dell’alta velocità arrivino le strade nelle aree interne, perché i nostri cittadini pagano le stesse tasse di chi vive in città pur ricevendo meno servizi”: Lino Gentile, sindaco di Castel del Giudice: ” come amministratori e sindaci bisogna liberarci del vittimismo rinunciatario. Siamo consapevoli che i piccoli comuni e le aree interne non sono al centro dell’agenda del Paese. Per questo dobbiamo creare da noi le opportunità, sfruttando nuovi modelli di sviluppo e nuove politiche sociali, anche nel campo dell’integrazione delle comunità straniere”. A conclusione del confronto è stato stilato un documento incentrato su alcuni punti qualificanti, che suggeriscono una base di partenza per la ricerca di soluzioni condivise a problemi comuni dall’Oltre Pò pavese alla Calabria. Eccoli in sintesi: la partecipazione delle comunità; la prevenzione e la pianificazione; il ruolo dell’agricoltura (non è più rinviabile il riconoscimento dell’agricoltura e della sua funzione nella manutenzione e nella salvaguardia delle aree interne del nostro Paese); le opportunità di sviluppo (diversificare, modernizzare e agevolare economicamente e fiscalmente le attività agricole e quelle ad esse connesse, riuscire a condurre a termine l’iter del riconoscimento dei servizi ecosistemici,  punti sui quali far convergere una azione congiunta).  Da Castel del Giudice, come d’altronde, dagli altri appuntamenti svolti di recente sul territorio, la conferma che c’è una parte viva e pulsante della società molisana che vuole agire, intervenire, e promuovere; che vuole scuotere le astenie della Regione, denunciare gli strumentalismi, gli opportunismi, anche le incapacità che manifesta restando estranea e inerte dinanzi ai problemi che l’attanagliano. Infatti, ciò che viene discusso altrove dovrebbe essere motivo quotidiano di discussione all’assemblea di Palazzo D’Aimmo  e di processi decisionali a Palazzo Vitale. Purtroppo, non accade.

 

 

 

Dardo

 

Di Dardo

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