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Nel 2018 nel capoluogo regionale si discute ciò che si discuteva nel 2000

Gli argomenti correnti a Palazzo san Giorgio sono vecchi di oltre 20 anni: il tempo trascorso contiene e consacra le amministrazioni che si sono succedute le une alle altre (di centrodestra e di centrosinistra) che hanno sprecato il loro tempo e definito la loro incapacità a tradurre in atto ciò che gli era stato concesso: la gestione del territorio cittadino e la crescita sociale, economica e culturale della città capoluogo di regione. Il peso del sostanziale fallimento è storicamente sulle spalle di Augusto Massa, Giuseppe Di Fabio, Gino Di Bartolomeo e Antonio Battista. Si discute oggi ciò che si discuteva 20 anni fa (più o meno): della tangenziale Nord, della seconda piscina comunale, del terminal delle autocorriere  e del collegamento pedonale con Via Mazzini e con l’università, della messa in  sicurezza delle scuole, della metropolitana leggera, della nuova sede regionale. Se ne discuteva 20 anni fa, se ne discute ancora oggi. La sede regionale è abortita; la tangenziale Nord sarà una fortuna se andrà in appalto entro l’anno; la seconda piscina comunale è offerta all’insulto del tempo e del degrado (ormai è un rudere!);  il terminal delle autocorriere è sostanzialmente incompleto e abusivo (mancano i collaudi) e il collegamento pedonale con Via Mazzini è ancora di là dall’essere finito e quello con l’università è ancora “in mente Dei”. E’ in fase di costruzione la metropolitana leggera che collegherà Matrice a Boiano, passando per Campobasso. Un’opera pubblica che si rivelerà ciò che analisti seri e ponderati hanno previsto: un fallimento. Ma fortemente voluta dalla giunta regionale presieduta da Paolo di Laura Frattura che sul piano professionale ne conosceva le caratteristiche, i costi e i dettagli. Elementi che probabilmente hanno inciso sulla determinazione di metterla in cantiere, costi quel che costi. Ne parliamo perché anche per quest’opera di notevole impatto territoriale, oltre che di notevole rilievo finanziario (22 milioni di euro), l’amministrazione comunale, già beffata dalla Regione per la sede regionale e messa all’angolo per il terminal, per non dire del Polo scolastico, ha seguito l’evolversi del progetto da estranea, disinteressata al fatto, per esempio, che per come saranno le cose, ogni mezz’ora le sbarre dei passaggi a livello di San Giovanni dei Gelsi e quelle di Via Piave si abbasseranno per assicurare il passaggio delle vetture della metropolitana leggera. Il che, in altri termini, si tradurrà in un pesantissimo, insostenibile aggravio e limitazione della mobilità sia essa automobilistica che pedonale interna e, soprattutto, esterna (il passaggio a livello di Via Piave di fatto blocca in entrata e in uscita il traffico da e per l’area del Tappino: Riccia, Toro, Gambatesa, Campodipietra, Ielsi eccetera eccetera). In città, soprattutto nelle ore di punta, il caos sarà epocale. Ciò perché nella riunione conclusiva per la definizione esecutiva dell’opera, a differenza degli altri comuni interessati alla metropolitana (Matrice, Ripalimosani, Baranello, Vinchiaturo, S. Polo, Boiano) che essendo presenti hanno potuto tutelare i rispettivi interessi, l’amministrazione comunale di Campobasso ha brillato per assenza, creando i presupposti tecnici e amministrativi che faranno saltare i meccanismi di salvaguardia del traffico e della viabilità. Un’amministrazione responsabile, padrona delle sue prerogative e dell’interesse comune, avrebbe preso parte alla riunione e avrebbe chiesto tutte le garanzie necessarie per evitare le che le sbarre dei passaggi a livello si abbassassero ogni mezz’ora. Avrebbe cioè chiesto ed ottenuto una soluzione a questo problema, come sarebbe stato giusto che avesse chiesto ed ottenuto  una spiegazione della mancata realizzazione della sede regionale dopo che la giunta Frattura (la vera è indiscussa autorità territoriale padrona del destino di Campobasso) aveva lanciato un concorso d’idee internazionale e ristorato i primi tre classificati dei premi previsti (oltre cinquantamila euro). In questo ricapitolo di due delle maggiori opere pubbliche previste, realizzabili, e in parte in fase di realizzazione (la metropolitana leggera) , c’è la sintesi di 20 anni di disamministrazione, di inedia, di astenia, di una endemica carenza politica e di una accertata insufficienza amministrativa. L’amministrazione in carica, a poco più di un anno dallo spirare, non ha un’idea da illustrare né un progetto da approvare e tantomeno un’opera pubblica da realizzare che sia frutto della propria capacità di pensare, di progettare e di realizzare.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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