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Negozi che chiudono: la morte di un territorio

di Giuseppe Saluppo

Un’azienda agricola rimasta isolata per la chiusura di una strada provinciale. Una piccola attività produttiva che si è vista rubare le arnie. Due episodi nelle ultime ore. Solo la punta dell’abbandono del nostro territorio. Mentre continuano a calare le serrande delle piccole attività. Siamo bravissimi a farci male da soli. A sprecare luoghi, bellezze, identità, e anche opportunità economiche e posti di lavoro: tutto insieme, in un unico sperpero. Come nel caso dei piccoli negozi al dettaglio, specie nei centri storici, e delle botteghe, che un tempo rappresentavano la cifra dei nostri centri, condizionandone perfino i nomi delle strade. Grazie all’assenza di una legge regionale di riferimento per il commercio e per le piccole attività. Grazie all’incapacità e all’incompetenza di molti, troppi amministratori che preferiscono stare col cappello in mano, per poche briciole, e non pensare allo sviluppo dei propri territori. Certo, nessuno sostiene i piccoli negozi e le botteghe, le piccole attività produttive visto che contano poco o quasi nulla sul piano elettorale e clientelare. Senza rendersi conto che, così, facendo distruggono quel poco che ancora resiste. Ogni bottega, negozio, piccola attività produttiva che chiude è una perdita di competenze, di conoscenze, di valore economico e sociale, di un pezzo del tessuto di un territorio.

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. Teresa Marcantonio

    Verissimo. Invito chiunque a smentirlo con dati alla mano. Quando ti rechi nel centro storico di Campobasso, ti si stringe il cuore. Se non c’è un’attività artigianale chiusa c’è, puntualmente, una pizzeria, un pub, una braceria aperta: questa è l’imprenditoria del capoluogo, signori!! Per non parlare delle aziende agricole o delle botteghe artigiane. Con giovani che continuano a scappare (ultimamente più all’estero che al Nord) senza nemmeno provarci. Perché tanto va di moda.

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