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Il Molise sta morendo lentamente nell’indifferenza generale

Che stranezza assistere al contrasto politico tra il centrosinistra di governo guidato da Frattura e  la sinistra d’opposizione, la sinistra che non ha occultato la propria origine né la propria storia, la sinistra che ancora indugia a parlare di lavoro, di occupazione, di giustizia sociale, di solidarietà, di sicurezza nella libertà, quella che leggendo e commentando gli atti amministrativi che escono da Palazzo Vitale e le leggi e gli ordini del giorno dal consiglio regionale, racconta con dati di fatto alla mano e riflessioni meditate il peggior Molise della storia e la peggiore classe dirigente che lo governa e lo asseconda verso l’affossamento. Il peggior Molise in cui- è stato fatto rilevare –  l’analisi di contesto, gli indicatori socio-economici, i riferimenti storici, i dati statistici, i flussi demografici, i criteri scientifici e l’approfondimento di merito delle questioni, vengono sostituite da slogan e approcci di corto respiro, assenza di studio, reti clientelari e promesse a futura memoria. Nella seduta consiliare del 16 gennaio la richiesta di indicare il 4 marzo come data per le elezioni regionali è stata brutalmente bocciata e, realtà ancora più avvilente, il documento di economia e finanza, atto di programmazione che traccia le linee di sviluppo per il prossimo triennio 2018-2020, è stato presentato  in un’aula vuota e senza alcun intervento del governo regionale e della maggioranza, come a dire che affrontare i temi dello sviluppo nella massima sede istituzionale locale è una perdita di tempo, tanto il futuro del Molise si decide altrove e non in consiglio regionale. Che stranezza assistere al silenzio (complice?) dell’opposizione di destra, della minoranza consiliare, della politica che avendo tralasciato l’etica e la morale  tra le coordinate del  proprio essere, non sa liberarsi delle angustie culturali che l’hanno condotta ad una parvenza di liberalismo che altro non è che un opportunismo pragmatico contingente, senza proiezione, progetto e futuro. Che stranezza assistere allo spettacolo di un popolo molisano piegato su se stesso, rassegnato, sparpagliato e coloro che reggono la compattezza l’hanno messa al servizio della partigianeria, della faziosità, della parzialità da cui sperano di trarre vantaggio “sibi et suis”. La politica ridotta a tifo da stadio intorno a presunte figure liederistiche senza spessore, senza storia personale, senza passato, neanche una parvenza di fattività, professionalità, autorevolezza e credibilità alle spalle. Intorno a loro una compagnia di figuranti obnubilati, ubbidienti, acritici e asintomatici.  Che stranezza assistere a tutto questo in assenza di una ribellione, di un moto spontaneo di insoddisfazione, di condanna, di critica, di rifiuto. Eppure ciò che vien detto e documentato non ha spazi di contestazione. E’ inoppugnabile infatti che abbiano dilazionato le elezioni regionali per sporchi giochi di governo e di sottogoverno e, come ha illustrato con dovizia di commento, il presidente del consiglio comunale di Campobasso Michele Durante  è inoppugnabile che guadagneranno due mensilità  che non le sarebbero spettate se si fosse rispettato l’election-day del 4 marzo. Giochetti, trucchi, raggiri alle spalle dell’erario pubblico e dei molisani. Fosse solo questo, sarebbe niente. Una delegazione rappresentativa di 1744 lavoratori del Molise a cui è stato cancellato con un tratto di penna sia il diritto ad accedere alle politiche attive del lavoro che il diritto a percepire13 mensilità di mobilità in deroga spettanti per legge (185/2016) e in base alla circolare ministeriale (34/2016), è stata costretta a trasferirsi a Roma, nei pressi del ministero del lavoro, per gridare la propria indignazione e la determinazione a lottare fintanto  le sarà reso possibile. A Roma, dopo aver protestato a Campobasso,  democraticamente, nei pressi del consiglio regionale. Chissà se alla lettura che  gli amministratori regionali prenderanno indennità oltre la scadenza del loro mandato popolare, continueranno a trascurare l’idea di una protesta che sia tale, che metta ciascun consigliere regionale dinanzi alle proprie responsabilità e gli venga rinfacciata nella sede istituzionale in cui consuma il proprio tempo, la vergogna di  deriderli, ignorarli, disprezzarli. Lavoratori disperati costretti  mendicare ciò che gli spetta: il rispetto della delibera del consiglio regionale del Molise numero 242 del 29 dicembre 2017; la riformulazione corretta dell’istanza indirizzata al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, sostitutiva della nota sbagliata dell’assessore regionale, Carlo Veneziale; il completamento dell’istruttoria resa nota il 15 gennaio 2018 dalla segreteria della direzione generale di Ugo Menziani per consentire al ministro un’attenta valutazione della vertenza; lo sblocco dei pagamenti della mobilità in deroga da parte della direzione nazionale dell’Inps.  Da Agnone Mimmo Fiocca – Segretario Regionale Slc Cgil Molise – fa sapere che prosegue l’opera di distruzione del servizio postale di recapito. Lunedì 22 gennaio parte il recapito della posta a giorni alterni nel centro che gestisce tutto l’Alto Molise. Hanno tagliato 4 zone su 11. In percentuale il 37% in meno. Di più: hanno tagliato 4 zone ma a breve chiuderanno definitivamente anche il Csd. E dei posti di lavoro persi nessuno si interessa, della posta che arriverà, se arriverà a singhiozzo, nessuno si interessa. Il Molise e soprattutto le zone interne sono oramai abbandonati a se stessi. Stanno morendo lentamente ma, per i politici in testa, va bene così. Venti giorni fa Mimmo Fiocca ha chiamato  uno di questi politici, annunciandogli ciò che stava per accadere. Gli ha chiesto una mano per scongiurare il peggio. Ha parlato con la segretaria. Neppure lo  hanno richiamato. Se  ne fregano perché sanno che possono tutto. Il Molise – ha concluso Fiocca – sta morendo lentamente nell’indifferenza generale.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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4 commenti

  1. Daniele Ubaldini

    Partiamo dall’aggettivo che è stato usato: “generale”. Generale significa che riguarda tutti. Il lasciar fare, il chiudere gli occhi, lo stare zitti appartiene quindi sia ai cittadini sia alle istituzioni, queste ultime più spesso chiamate in cause perché siedono nella stanza dei bottoni, ma in realtà responsabili non al 100% di ciò che non va in un determinato contesto.
    Le città sono fatte di cittadini, dunque l’indignazione e la voglia di lottare devono partire da lì. Invece si pensa a passare la sera da un locale all’altro, a vestirsi alla moda, a girare in macchinoni che non si sa da dove provengano se è vero che in regione c’è la crisi.
    Di che cosa ci lamentiamo se poi non facciamo squadra fra noi ed, uniti, non facciamo sentire la nostra voce? I manipolatori dei bottoni approfittano di questa debolezza, mettetevelo in testa!

  2. A volte, da parte del popolo non c’è indifferenza ma rassegnazione quando si vede che ogni sforzo è inane. Se ciò non giustifica è tuttavia comprensibile quando si vede che emergenze sociali come sanità e lavoro non riescono a trovare sbocchi apprezzabili e poi lo spopolamento dei paesi in cui restano praticamente solo gli anziani perché i giovani sono costretti ad andare altrove per trovare il modo di vivere, tutto ciò è tragico.

    • Non sono d’accordo. Quando ci si unisce, i risultati si ottengono. Si dovrà schiumare sangue, essere umiliate, si perderà qualche battaglia, ma bisogna metterlo in conto. Alla fine, con la giusta determinazione, la guerra sarà vinta.
      In Emilia-Romagna mi hanno insegnato che l’unione fa la forza, che se non ci si consorzia si soccombe, e che solo uniti si riesce a pungolare e mettere in difficoltà istituzioni che dormono o latitano.
      Lo dico da molisana che vorrebbe non più vedere monadi isolate nella propria regione o qualche sparuto cittadino che timidamente si azzarda a dire qualcosa, ma fra le quattro mura…
      In Sicilia tante cose sono cambiate dopo le stragi di mafia del ’92 perché un certo numero di cittadini ed imprenditori si è unito in una lotta che, sì, è durissima, ma non impossibile. “La mafia è un fenomeno umano e, come tutti i fenomeni umani, ha un inizio ed avrà una fine” (Giudice Giovanni Falcone).

      • Achille Colapietra

        Il Molise è fatto di isole che hanno l’ignoranza e la presunzione di potercela fare da soli. “L’unione fa la forza” vi dice qualcosa, signori?

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