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Il Molise si regge sui commissari straordinari e sulle proroghe!

 

Ancora sull’uso delle proroghe, anzi sull’abuso, come abbiamo potuto constatare nei casi in cui ad essere prorogati per più volte sono stati (e sono) i commissari straordinari degli enti strumentali e sub regionali. Oggetto di proroghe sono stati (e sono) anche i servizi dati in appalto e gli appalti in generale. In questi casi, secondo l’Autorità nazionale anticorruzione, c’è il rischio di innestare processi di corruttivi, appunto, comunque di limitare la concorrenza e la trasparenza. La proroga insomma è un istituto che si crea quando l’amministrazione che ne fa uso è costretta ad ammettere che non ha saputo realizzare nei tempi previsti ciò che si proponeva: ammissione di insufficienza e incapacità realizzatrice. Di cui, purtroppo, nel Molise sono lastricate stanze e corridoi della Pubblica amministrazione. I commissari liquidatori delle Comunità montane non liquidano; il commissario straordinario alla sanità non sana; i commissari dell’Arsarp, dell’Arpam, di Molise Acque non concludono il loro mandato temporaneo, perché la giunta regionale non nomina gli organi amministrativi. Tutto è provvisorio, tutto si muove nella precarietà e nella studiata strumentalità della giunta di servirsi dei commissari che nomina, per piegare agli interessi politici ciò che dovrebbe essere d’interesse generale.  Potremmo continuare ancora per molto su questo aspetto. Ma in questa sede preferiamo affrontare i casi in cui le proroghe vengono concesse ai lavori in appalto: altra dimostrazione della farragine con cui si opera nel Molise. Anche su questo fronte, nel determinare il prolungamento del tempo di realizzazione di progetti e finanziamenti, viene a galla, e si conferma, il vizio delle lungaggini, delle complicazioni, delle incomprensioni, delle interferenze, delle deficienze professionali e, spesso, della strumentalità dei problemi per ottenere l’allungamento dei termini contrattuali e l’inevitabile aumento dei costi. Una realtà diventata talmente familiare, da essere considerata una regola e non un’eccezione. Dinanzi a questo stravolgimento tecnico e amministrativo si rimane di stucco. L’eccezione che diventa regola, ha non poche complicità. Chi dovrebbe vigilare non vigila; chi dovrebbe denunciare non denuncia. Ed è così che nella prima decade del mese di gennaio

2017 l’ingegnere Massimo Pillarella, direttore del IV dipartimento regionale, non ha avuta alcuna difficoltà a prorogare una serie di appalti e di finanziamenti per cause le più svariate: ritardato pagamento degli stati d’avanzamento e conseguente sospensione dei lavori;  perizie di varianti  e rimodulazione  del quadro economico; ritardata acquisizione delle aree oggetto di finanziamento e via dicendo. Un campionario di situazioni che fanno tutte riferimento a questioni per le quali troppo facilmente, a scatola chiusa, vengono giudicate ammissibili e valide per ottenere il prolungamento dei tempi di realizzazione. In questa  condizione di sono venuti a trovare il recupero e l’adeguamento igienico e funzionale del fabbricato da adibire ad officina del gusto nel comune di Pizzone (190mila euro); il completamento dell’allestimento didattico dei padiglioni del Museo paleolitico d’Isernia (300mila euro); il completamento, il  recupero, la valorizzazione e il restauro della torre medioevale ad antiquarium e museo a Macchiagodena (241 mila euro), e  il completamento dell’area turistico/attrezzata presso il parco fluviale del Volturno a Colli al Volturno (476mila euro). Lavori appaltatati da anni e finanziati con fondi europei (anche del settennio 2000/2006) e accordi di programma, che sarebbero dovuti essere completati entro il 2016. Nell’ordine, come li abbiamo indicati, sono stati prorogati al 30 giugno 2017, al 14 luglio 2017, al 19 giugno 2017 e al 31 dicembre 2017. Salvo ulteriore proroga. Naturalmente. Vale ancora chiedere come mai il Molise è in coda all’elenco delle Regioni italiane per capacità di spesa, ed ha il più alto tasso di disoccupazione giovanile?

Dardo

 

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