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Il Molise è sempre nella parte dell’Italia che procede lenta

Ancora non lo si può affermare con certezza, ma c’è un tasso di cinismo politico e di indifferenza amministrativa nel progetto di rilancio dell’economia dell’area di crisi industriale complessa riconosciuta al Molise,  al territorio che va da Boiano a Isernia e a Venafgro, inglobando i rispettivi Consorzi industriali e le imprese in difficoltà, quali la Gam e l’Ittierre a valere per tutte le altre realtà economiche che sono decadute in questi ultimi anni. C’è il rischio concreto che  tutta l’attenzione istituzionale si riversi sulle 974 manifestazioni d’interesse registrare da Invitalia, la società governativa cui è stato affidato il ruolo di tutor nella messa in atto degli investimenti e delle politiche di sostegno a chi, tra le 947 manifestazioni d’interesse, verrà scelto e finanziato. Purtroppo non è un’ipotesi; sta assumendo di giorno in giorno il profilo certo e definito di una politica programmatica che punta su nuovi investimenti, su nuove iniziative, su nuovi insediamenti voltando le spalle alle aziende che per colpa della crisi globale e settoriale, e di un management  non altezza del compito, hanno subito la chiusura della catena di produzione e la chiusura dei canali della commercializzazione, che, però, hanno ancora intatti i connotati per riprendere a produrre e commercializzare, avvalendosi del sostegno finanziario governativo e di un management all’altezza del compito.

Puntare unicamente su nuovi processi di industrializzazione lasciando indietro l’esistente industriale (recuperabile), vuol dire lasciare al proprio destino i lavorati della Gam e quelli di Ittierre che, per sovrappiù di sfortuna, pagano la fine degli ammortizzatori sociali e l’incapacità della Regione Molise ad assisterli nella individuazione dei profili professionali. Pesa tantissimo anche la mancata assegnazione al Centro per l’impiego di Isernia di struttura sperimentale delle politiche attive del lavoro e dell’assegno di ricollocazione. Parliamo di vuoti operativi che hanno ritardato i tempi per assicurare una risposta alle 200 unità a cui è scaduta la mobilità, e che minano la possibilità di predisporre progetti mirati alle politiche attive entro il 30 novembre, ai sensi del decreto legislativo 185/2016. Il rischio di lasciare  inutilizzati parte dei 52 milioni assegnati al Molise per il triennio 2014-2016 è nella realtà delle cose, come del resto diventa improbabile al Molise la quota di riparto dei 216 milioni deliberati per la tutela del reddito dei lavoratori delle aree di crisi, in via di attribuzione alle Regioni in base alle richieste avanzate e ai progetti predisposti.

Questo contesto  così apertamente sconfortante ha, purtroppo per il Molise, un contraltare di tutt’altra prospettiva e di tutt’altro spessore politico e programmatico. Ha che il ministro dello Sviluppo, Calenda, ha sbloccato 165 milioni di euro per finanziare gli Accordi di programma in cinque regioni meridionali in ritardo di sviluppo ( e il Molise non c’è), e che nelle aree di crisi industriale del Centro – Nord,  in particolare in Toscana,  a Piombino e a Livorno,  sono in fase avanzata le procedure per l’erogazione degli incentivi pubblici alle imprese che lì si sono localizzate. Ancora una volta abbiamo la rappresentazione di un Italia a due velocità  e, purtroppo, il Molise è sempre nella parte dell’Italia che procede lenta.

Dardo

 

Di Dardo

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