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Il Molise ha scelto di essere in scia al sentimento prevalente di una società civile stanca dei privilegi e del clientelismo

Una lettura del voto, tra le tante che ciascuna forza politica s’è apprestata a dare, è inappuntabile. Essa è  quella che per la prima volta nel nostro Paese più che un voto politico ha prevalso il voto di opinione. Gli incantamenti partitici e/o pseudo ideologici (non parliamo di idealità per carità di patria!) non hanno fatto più presa, sono scivolati via come acqua sul vetro. E, fatto ancora più straordinario, per la prima volta il Molise è venuto a trovarsi coerentemente incluso e protagonista  in questa sorta di rivoluzione socio/culturale che ha portato il centro sud nella sua interezza geografica a ritrovarsi sulla lunghezza d’onda del Movimento 5 Stelle. Il Molise ha sempre fatto eccezione (finanche con la peste suina di alcuni decenni  fa, ad epidemia dichiara conclusa, si fece notare per un caso residuo!), non s’è mai omologato, ha trovato sempre la maniera di differenziarsi. Tranne questa volta in cui si trova ad essere compagno di viaggio di altre regioni centromeridionali raccolte intorno al progetto politico, sociale e economico e culturale del Movimento 5 Stelle. Immerso nella convinzione che si debba ristabilire un equilibrio sociale, che la dignità umana è un valore assoluto e va salvaguardata con il lavoro (certo non quello straccione e clientelare di natura temporanea), che i privilegi della casta sono l’anticamera della corruzione e che la corruzione è un male assoluto che va estirpato. Il Molise del 2018 è in questo contesto, portatovi dal responso dell’urna elettorale e – lo ribadiamo – dal voto di opinione che, a differenza di tutte le altre espressioni di volontà, fa capo a un progetto di nuova società e non a un progetto di mero interesse contingente,  quale era quello ormai svuotato di energia del Pd che nel Molise, con i cinque anni di governo del sedicente centrosinistra targato Frattura, ha creato grave squilibrio economico e sociale e un tasso da record della disoccupazione giovanile. Il Molise ha scelto di essere in scia al sentimento prevalente di una società civile stanca dei poteri forti e del clientelismo, aprendo uno scenario inatteso quanto apprezzabile. Non era mai accaduto che venisse operato un distacco così netto e profondo nei confronti di un sistema assistenziale e clientelare che ha radici storiche e che pareva inattaccabile. Un riscatto morale di una società che non appena ha avuto a portata di mano la possibilità di potersi riscattare non ha frapposto tentennamenti. Un movimento spontaneo, dal basso, maturato lentamente, aiutato a maturare dalla insipienza con cui in campo nazionale, con la politica di austerity, e in campo regionale con la politica dei tagli alla sanità, con la riduzione dei servizi essenziali, con l’indifferenza ai problemi esistenziali di migliaia di cassaintegrati e disoccupati, con il mantenimento di assurdi vantaggi personali, il centrosinistra s’è consegnato alla sconfitta. E’ lecito pensare alla tremarella da cui saranno stati presi gli oligarchi della politica regionale e se l’onda grillina si manterrà alta e duratura in prospettiva 22 aprile 2018. Il Molise che s’è tinto del colore neutro (ideologicamente parlando), il colore  del Movimento 5 Stelle, al di là di questa prova  di coraggio, rimane un soggetto fragile, per cui c’è da sperare che la presa di coscienza della necessità storica di cambiare sistema (da opaco a trasparente) resista al ritorno dei potentati e dei poteri corruttivi e condizionanti, e faccia pulizia dei vecchi arnesi e dei personaggi in sedicesimo che dal 1963, anno di nascita della ventesima Regione, tranne poche eccezioni, ha dato sempre il peggio di sé. C’è da sperare che alla Regione arrivi una nuova classe dirigente libera di sovrastrutture mentali e di conflitti d’interesse che, quantunque probabilmente neofita, riesca con tempestività a rendersi conto di ciò che c’è da fare, di come utilizzare per il bene comune e non  per i soliti noti la messe di risorse nazionali ed europee che da almeno due anni ristagnano nelle mani inerti degli amministratori regionali che stanno per sbaraccare dai Palazzi D’Aimmo e Vitale. Due titolazioni che sono l’eccezione qualitativa di ciò ch’è stato il percorso istituzionale della ventesima regione italiana che meritano di essere onorate con una diversa qualità umana, politica e amministrativa. Che si sia trattato di un voto di opinione quello che ha posto il Molise in linea con il cambiamento  lo si desume da fatto che  esso è del tutto estraneo alla presenza, al ruolo e al lavoro svolto dai consiglieri del Movimento 5 Stelle che per cinque anni sono stati all’opposizione (?) a Frattura. La loro presenza è stata marginale, non hanno dato segnali forti e convincenti della loro diversità e quando hanno cercato di correggere una delle peggiori storture politiche e amministrative esistenti in Regione (l’applicazione della legge quadro per il personale delle categorie D1 e D3, hanno fatto immediatamente marcia indietro. Il valore del grillismo fortunatamente trascende le persone. Ed è questo il dato più interessante.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. Carla D'Apporto

    Proprio così: siamo stanchi dei privilegi, del clientelismo, delle solite facce che hanno avuto il loro feudo per anni e hanno mandato sul lastrico questa regione!

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