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Il Molise a Roma deve contare di più

di Giuseppe Saluppo

Non ci va proprio giù il fatto che a Roma la Regione Molise non debba contare. E non tiriamo sempre fuori la solita canzone che siamo pochi, piccoli e demograficamente inconsistenti. La verità è che il peso specifico della classe politica molisana è venuta meno, a mancare. Per troppi, lunghi ultimi anni essa ha badato esclusivamente a mantenere e perpetuare un sistema parassitario, familistico , privo di qualunque prospettiva di sviluppo. Nessuno ha pensato a ricostruire una nuova ossatura istituzionale. Ovvero, un nuovo abito a misura delle nostre esigenze. Non troppo largo ma nemmeno troppo stretto. Con qualche gobba, di sicuro, ma con altrettanta fierezza e voglia di esserci. Al contrario, purtroppo, è mancata la lucidità e, soprattutto, la incapacità tecnico- amministrativa- politica di affrontare qualsivoglia problema. Oggi, così, ne scontiamo le conseguenze. Commissari, occhi indagatori, furbizie e sotterfugi nel tentativo di rifilarci fregature e altro. E’ arrivato, però, il momento di dire basta. E’ giunta l’ora di ricostruire un percorso, una nuova strada fatta di strategie e di programmi. Ripartendo dalla nostra cultura e dai nostri ideali. Dal volere ribadire con fermezza che il Molise c’è e vuole continuare ad esserci. Che ha interesse a cucirsi addosso un nuovo vestito istituzionale sgomberando macerie, incurie e incapacità. Che va fiero della sua storia e su questa intende riposizionare la prima pietra di una novella storia. Una battaglia sacrosanta per cancellare, prima, le nostre inadempienze e le nostre inutili sottomissioni per, poi, mostrare la nostra fierezza e la nostra forza sui tavoli romani. Una battaglia per il Molise è quella che va combattuta con le armi dei propositi, dei progetti, della volontà di ricostruzione. Lo dobbiamo ai nostri figli.

Di Giuseppe Saluppo

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