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In Molise le “lucciole” non vivono nelle tenebre; operano all’aperto, con pubblicità sui giornali       

Claudio de Luca

La piaga della prostituzione e della “schiavitù” in cui, di sovente, ignare ragazze dell’Est vengono coinvolte è difficile da debellare a causa della domanda di sesso a pagamento che ancora persiste in Molise e nei finitimi addentellati pugliesi ed abruzzesi. Recenti vicende finite in cronaca hanno permesso di smascherare una organizzazione che gestiva l’arrivo di ragazze dall’Est-Europa e di invitare i proprietari di appartamenti molisani a verificare con oculatezza a chi affidare le case d’inverno. L’intensificazione dei controlli sulla costa ha dato buoni frutti grazie alle indagini della Polizia di stato. Secondo Matteo Salvini, dalla prostituzione si potrebbero recuperare tre miliardi di tasse. L’entità della cifra impone di domandarsi: possibile che in Italia si riesca … a fornicare così tanto? In proposito fu organizzata la manifestazione “Liberiamo le strade della nostra città” con cui la Lega inaugurò la campagna referendaria per l’abrogazione della legge Merlin auspicando la rimodulazione dell’attività.
Da un punto di vista tributario è lecito immaginare quanta fortuna potrebbe arridere ai Molisani ove si potesse attingere ai proventi del mestiere più antico del mondo. Ma, se per fare fronte al debito sanitario, Palazzo Moffa varò una manovra consistente nel massimizzare le percentuali di compensazione a carico dei cittadini nella convinzione che la differenza tra l’aliquota precedente e quella nuova potesse essere sufficiente a coprire il “buco”, alla fine si scoprì che – nonostante la maggiorazione abbia portato l’imposizione alle stelle – il disavanzo in questione non potrà mai essere coperto a causa della scarsa entità demografica delle due province. Allo stesso modo, per quanto concerne il peripato molisano, è da ipotizzare che, da Venafro a Montenero di B., si ricaverebbe ben poco attingendo alle entrate delle “lucciole”. Pure in questo caso il numero delle operatrici locali sarebbe poco consistente; solo tale da permettere di depositare al massimo qualche fascina di fieno in più in cascina. Altrove, invece, come a Bologna, occorrerebbe chiedersi se le peripatetiche sono di Destra o di Sinistra, visto che, sotto le Torri, scesero a difenderle quelli di “Sel” ed i “Radicali” mentre, a bacchettarle, furono solo gli adepti della “Lega nord” e di “Forza Italia”. Naturalmente pure le “masseuses” petroniane appartengono alla schiera delle lavoratrici in nero che evadono il Fisco; cosicché il problema è lo stesso del Molise: quello di fare emergere i redditi nascosti.
La Città di San Petronio è considerata una città-pilota per via del luogo comune che le dedica l’acrònimo delle tre “t” (torri, tortellini e troie). Ed ecco che i Carabinieri sono partiti … in tromba ed hanno censito le prostitute ed i relativi guadagni. Il 95% di quelle che sostano nei viali sono romene e, quindi, “intoccabili” perché protette dalle norme dell’Unione europea. Secondo i militi esse guadagnano ciascuna dai 300 ai 500 euro/die. Non sono rimpatriabili ma non hanno diritto ad essere esentate dalle imposte … sulle entrate. Ed ecco l’uovo di Colombo. L’Arma le segnala all’Agenzia che potrà procedere verificando: 1) i dati delle rispettive denunce dei redditi; 2) il tenore di vita che conducono; 3) le modalità per riscuotere i tributi sul reddito conseguito, comunque derivante da prestazioni sessuali lecite dal momento che – in Italia – ad essere vietato è solo lo sfruttamento della prostituzione ma non il suo esercizio. Su questa operazione-verità si è scatenata una vera e propria “bagarre” politica. C’è stato chi ha accusato l’Arma ma pure chi ne ha elogiato il comportamento, invitando ad estendere il controllo agli stessi clienti. Evidentemente si ritiene che, appartarsi abitualmente con una prostituta, sia indice di un buon tenore di vita. Dal canto loro i Carabinieri si difendono. Sostengono che fare emergere il sommerso vuol dire favorire la legalità ed anche apprestare un antidoto contro il “racket” delle “belle di notte”. Insomma la quarta Arma dello Stato intende contribuire fortemente alla legalizzazione fiscale del mestiere più antico del mondo.
Le prostitute presenti nello Stivale sarebbero oltre 100mila che soddisfano le particolari esigenze di circa 10 milioni di clienti. Ad un costo medio, largamente economico, di 30-50 euro a prestazione, viene a concretarsi un giro d’affari superiore ai tre miliardi l’anno. In Molise le cifre sarebbero ben altre. Qui il fenomeno è di gran lunga meno accentuato, ma comunque da non sottovalutare. E’ sufficiente sfogliare le ultime pagine delle testate giornalistiche locali per apprendere quante “lucciole” agiscano tra Termoli, Campomarino, Montenero di B. e Petacciato oppure nel Bojanese ed a Campitello M. In effetti accade che, conclusa la stagione estiva, le villette lungo le spiagge (e tanti altri appartamenti) perdono i bagnanti ed acquistano queste “habitué” del sesso mordi e fuggi che se servono di quelle mura per i loro incontri occasionali. Si tratta di decine e decine di strutture abitative che, magari, vengono poste nella loro disponibilità dai proprietari, evadendo pure la tassa di registro e le imposte sul reddito. Le entrate potrebbero anche essere contenute, ma ce ne sarebbe da lavorare per le “Fiamme gialle” nostrane!

Di Giuseppe Saluppo

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3 commenti

  1. A prescindere dai riti woodoo, in ambito di prostituzione tra soggetti maggiorenni, mi domando il motivo per il quale a cadere vittime della tratta di persone a sfondo sessuale debbano essere sempre le donne straniere, mentre quelle italiane ne debbano essere quasi esenti, sia in Italia, sia all’estero ed il motivo per il quale i marciapiedi del sesso a pagamento si svuotano durante le vacanze natalizie e pasquali, per non dire di osservare le stesse professioniste con uno smartphone in mano ed anche un’autovettura a disposizione. La risposta a tutto questo è quella che la schiavitù del sesso a pagamento non è molto diffusa.

  2. Inoltre, la prostituzione in Italia è già tassata; questo ai sensi dell’articolo 36 comma 34bis della Legge 248/2006, come chiarificato dalla Cassazione con le Sentenze n. 10578/2011, 18030/2013, 7206/2016, 15596/2016 e 22413/2016. Il Codice relativo è 96.09.09 “Altre attività di servizio per la persona non classificabili altrove”.
    Cosa aspettano i sex workers ad aprire la partita IVA e pagare le tasse in merito?

  3. Attilio Crescimbeni

    Lasciando perdere tutte le elucubrazioni su tasse e non, c’è da dire una cosa deleteria: su quotidiani -anche locali- ci sono spazi (definiti di “relazioni sociali”) dove le lucciole o chi per loro inseriscono i loro annunci: accanto ad articoli di un certo tenore troviamo questo pattume. Ma stiamo scherzando?? Qui non si tratta di stupirsi o far finta di non farlo perché sono tempi “moderni”, si tratta semplicemente di constatare che si istituzionalizza la prostituzione, né più né meno! E’ come le sale slot: approvate dallo Stato, con tanto di licenze concesse dai Comuni, sono il gioco d’azzardo istituzionalizzato. Tempi moderni li chiamate? Sono tempi ipocriti, ecco che cosa sono. Invito chiunque a smentirmi con dati alla mano.

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