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In Molise, la non autosufficienza è oggetto di discriminazione

Avessero in famiglia o nella cerchia ristretta delle amicizie un non autosufficiente, costretto ad avere il supporto degli altri per vivere, probabilmente i consiglieri regionali, gli assessori e il presidente non avrebbero snobbato così marchianamente  gli otre mille cittadini molisani che hanno sottoscritto la petizione con cui sollecitavano l’assemblea di Palazzo D’Aimmo a deliberare l’erogazione dei servizi di assistenza sociosanitaria e gli interventi domiciliari.

Inascoltati e, per di più, i disabili fatti oggetto di restrizioni causate dal passaggio dell’assistenza sociale a quella sanitaria, stabilito dall’esecutivo, e il cui risultato, come  testimoniano Piera Liberano e Roberta Iacovantuono del coordinamento regionale dei Cristiano Sociali, s’è risolto nelle centinaia di pazienti che non accedono più alla prestazione mensile di 400 euro e che ancora non ricevono forme di tutela, presa in carico, o specifico servizio di assistenza domiciliare.  Per colmo di ironia, ciò accade nel momento in cui a Roma nei giorni scorsi il ministro Poletti ha incontrato le associazioni dei disabili e i sindacati impegnandosi a formalizzare un tavolo dedicato alla non autosufficienza, e ad incrementare le risorse dell’apposito fondo. Nel corso della riunione, il ministro ha ripercorso le tappe delle politiche e del fondo per la non autosufficienza, ricordando che dopo l’azzeramento del 2012, il governo lo ha ricostituito, riportando la dotazione al massimo storico di 400 milioni, e che nel testo della legge di bilancio 2017 approvato dalla Camera è previsto un ulteriore incremento di 50 milioni, anch’essi strutturali. Le associazioni e le organizzazioni sindacali hanno approfittato  dell’incontro per sottolineare la necessità di rafforzare il monitoraggio delle politiche regionali e dell’utilizzo delle risorse trasferite alle Regioni, rendendolo oggetto stabile di confronto. Si dovesse procedere effettivamente al monitoraggio, verrebbe fuori la criticità della Regione Molise, autrice del caos generato dal trasferimento delle politiche sociali al comparto sanitario. Da 6 mesi nel Molise, con il taglio dell’80 per cento dei pazienti a cui viene riconosciuto il rimborso di 400 euro mensili e l’assenza della pianificazione degli interventi domiciliari, dei servizi e dell’assistenza socio-sanitaria, sta accadendo il contrario di ciò ch’è stato preordinato a Roma. Con l’aggravante che al silenzio seguito alla petizione popolare, è mancato anche il riscontro in termini risolutivi ed operativi. Il vuoto amministrativo è assoluto.

Il silenzio inammissibile e insopportabile. Avessero in famiglia o nella cerchia ristretta delle amicizie un non autosufficiente, costretto ad avere il supporto degli altri per vivere, probabilmente i consiglieri regionali, gli assessori e il presidente si sarebbero destati dal sonno e si sarebbero resi conto della inconciliabilità dell’assistenza sociale con quella sanitaria.

Dardo

 

 

Di Giuseppe Saluppo

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