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Molise fuori dal regime di transizione Ue e ritorno con le regioni del Sud

Il ritorno del Molise nell’area delle regioni europee meno sviluppate d’Europa e, dunque, fuori dal regime di transizione,  è stata certificata in questi giorni dalla proposta ufficiale della Commissione europea. Le cause della regressione vanno ricercate nell’arretramento economico di molte regioni europee, italiane incluse. Il loro Pil, nel lungo periodo della crisi, è infatti sceso e la fotografia italiana complessiva che se ne deduce è purtroppo così negativa da ‘spostare’ Marche, Umbria e Abruzzo in area di transizione, Molise e Sardegna nelle ex aree di ‘convergenza’ unitamente alle altre regioni del Sud.  Apparentemente negativa, la notizia ha il risvolto della medagli positiva.  Ovvero, se la notizia è negativa, l’effetto non è un male assoluto, perché in prospettiva significa avere più fondi strutturali per il nostro territorio. La sfida che ci si pone ora davanti è però più complessa. Una scommessa importante soprattutto per noi, regione del Meridione: avendo potenzialmente più risorse a disposizione e venendo queste decise a livello centrale non bisogna farsi trovare impreparati, e giocare bene la partita con il governo. In definitiva, bisogna impostare una vera strategia programmatica per il rilancio del tessuto economico e produttivo. Intanto, il Gruppo Consiliare del Partito Democratico, ha presentato, la proposta di legge per l’istituzione della Commissione Affari Comunitari. Senza costi aggiuntivi, composta dalle forze politiche rappresentate in Consiglio regionale, per offrire al Molise uno strumento supplementare in grado di monitorare e dirigere tutte queste partite e in particolare i negoziati europei in corso sul bilancio Ue per il periodo post 2020.

Di Giuseppe Saluppo

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