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Il Molise esiste. Risorgerà?

di Giuseppe Saluppo

Fa piacere condividere lo scritto pubblicato su Sette del Corriere della sera e a firma di una 26enne molisana ‘scappata’ via dal Molise e che, oggi, ha ritenuto, invece, di sottolinearne gli aspetti veri. Immaginando, anche, un possibile futuro. Piccoli pensieri, probabilmente gli unici modi per evitare che la natura si riprenda le sue pietre, soffocando la vita e lasciando dei nostri villaggi solo un ricordo destinato a morire con i suoi vecchi. Per anni, si è lavorato per mettere in ginocchio i piccoli Comuni, le aree interne. Eppure qui, nelle “terre dell’osso”, che risiede il nostro capitale rurale: un mix di prodotti, storia, identità, ambiente e salute. L’olivo e la vite ne sono le sentinelle, i cereali, gli ortaggi e i pascoli coprono buona parte del paesaggio, e poi i boschi, le acque, le architetture della campagna. Per continuare a vivere, le zone rurali hanno bisogno di servizi, cultura, attenzione e prossimità delle istituzioni. Invece si rischia di andare in direzione opposta. Il campanello d’allarme suona per lo spopolamento, proprio in quei territori rurali ricchi di tradizioni e di risorse agro-ambientali, artigianali e turistiche, deposito di storia e di virtù civiche non ancora spente del tutto, piccoli mondi aperti al mondo. Invece, soprattutto dai Comuni, in particolare dai piccoli Comuni, si può e si deve partire per costruire sostenibilità ambientale e sociale, e rilanciare economia e occupazione. Perché questi sono la struttura della nostra regione e nel 80% del totale sono piccoli. Sono comunità che hanno in custodia un enorme patrimonio storico-ambientale e immateriale (cultura, tradizioni locali, storia), ma che per troppo tempo sono rimasti trascurati, finendo in alcuni casi a rischio di estinzione e di spopolamento. Ecco perchè, attraverso politiche adeguate, quest’arcipelago di saperi e di economie locali può rinascere attraverso la valorizzazione, consentendoci, da una parte, di salvaguardare l’enorme ricchezza e biodiversità che racchiude, dall’altra, di essere occasione di lavoro e di sviluppo sostenibile, invertendo persino la tendenza all’abbandono delle terre agricole se non dei territori. Il loro progressivo degrado, infatti, significherebbe, e ha purtroppo in parte significato, la perdita di presidi vitali dal punto di vista del mantenimento dei paesaggi, dell’ambiente, della geomorfologia. Al contrario, sono le vere e durature risorse economiche e fulcro della civiltà di questa terra.

Di Giuseppe Saluppo

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3 commenti

  1. Giandomenico Cacciapuoti

    Come diceva Alessandro Manzoni, il torto e la ragione non si trovano mai tutti da una parte sola. La nostra parte di responsabilità nei confronti dello status in cui versa il Molise ce l’abbiamo tutti: privati cittadini ed istituzioni. Che fare, allora? Innanzi tutto un gran passo indietro, in seconda analisi un serio esame di coscienza, ed infine un’azione congiunta, coesa di tutti per far uscire questa regione dal pantano. Insieme si può, ce lo hanno insegnato le altre regioni.

  2. Si può se la gente la pianta di pensare solo all’orto di casa propria e si rimbocca le maniche per costruire, insieme, un nuovo Bene Comune. Non c’è altra ricetta.

    • Condivido in pieno. Finché regneranno l’individualismo e la mancanza di coraggio, della capacità di osare in questa regione, le cose non potranno mai andare bene.
      Non sono di quelli che si siedono in cattedra a dispensare facili consigli ma poi non alzano un dito per agire. Ho provato in più di una circostanza la delusione di avere pochi o nulli adepti ad iniziative di per sé giuste, volte al recupero di determinati concetti, di un certo senso di coesione sociale che ti porta ad essere orgoglioso del posto in cui vivi e quindi ad adoperarti perché vengano eliminate le zavorre e si proceda sulla strada della crescita e della vivibilità.
      Mi piacerebbe che un numero cospicuo di molisani leggesse queste righe, e si chiedesse in cuor suo che parte desidera avere in società: se quella di un semplice utente della vita, che mangia, beve, lavora, va a spasso, o quella di un vero e proprio attore, artefice della rinascita di un posto ingiustamente bistrattato: in primis, dai suoi abitanti.

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