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Molise, Campobasso, Castelmauro e la storia triste

di Giuseppe Saluppo

Come è triste, a volte, andare a rileggere la storia. Fa pensare, riflettere. Pensate, mentre dinanzi l’Osservatorio astronomico di Castelmauro, intitolato al grande astronomo molisano, don Giovanni Boccardi, facciamo istallare un campo eolico, su La Stampa del 16 marzo 1923, leggo di un altro Molise, di un’altra Campobasso. Inaugurazione dell’Osservatorio astronomico d’Italia di Pino Torinese retto da don Giovanni Boccardi. “Un piccolo padiglione per la radiotelegrafia sul quale campeggia la scritta “Molise nobile e forte”. E’ stato offerto dai miei concittadini – dice Boccardi al giornalista. Quando a Campobasso si è saputo quello che Torino faceva, si è voluto seguirne l’esempio. Gente di cuore i miei concittadini. Tremila lire mi ha dato la Deputazione provinciale, 500 lire il Municipio di Campobasso e il rimanente una sottoscrizione popolare”. “Evviva Campobasso”- annota il giornalista. “Grazie, Grazie, Grazie – ci risponde commosso padre Boccardi”. Una città che guardava avanti, un molisano che restava legato alla sua terra valorizzandola e, oggi, cosa direbbe dinanzi al sogno di un Osservatorio astronomico nella sua terra che rischia di trovarsi difronte volgari pali eoliche? E quella Campobasso, che faceva esclamare al giornalista de La Stampa, “Evviva”, che fine ha fatto nella sua voglia di allargare i suoi confini, di crescere trovandosi oggi ristretta nel pantano? Che tristezza, che sconforto, quanta malinconia.

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. Maria Diletta Benincasa

    Giustissime osservazioni, direttore. C’è da chiederlo a tutti i campobassani: in che misura si sentono parte di un contesto collettivo unito da storia, cultura, tradizioni, idee, valori? Dalla risposta a questa domanda si può capire se siamo capaci ed intenzionati a portare il nome della nostra città fuori dal pantano, a restituirle dignità, a ridarle un volto, a proiettarla, nelle sue peculiarità, verso l’esterno. Da tutto quello che sta accadendo in città si deduce che questo senso di appartenenza si sta pericolosamente affievolendo. Bisogna fermare questo pericoloso declino, prima che sia troppo tardi!

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