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Molise acque, lametamorfosi di un ente che, invece di dare bere, ora vorrebbe dare da mangiare

di Claudio De Luca

Il Molise ha una grande risorsa, l’acqua; ma purtroppo vanta un ente (politicizzato!) che non riesce ad offrire entrate certe e ricorrenti. “Molise acque” è improduttivo dal punto di vista economico benché distribuisca acqua a 136 Comuni, conferendo un milione di euro al mese solo per l’energia elettrica al fine di consentire alle condotte a valle di “sollevare” liquidi potabili alle Comunità poste a monte. Poi c’è da calcolare la costante manutenzione delle condotte che, spesso, “corrono” in aree a forte rischio idrogeologico, per di più rotte da ogni intemperia. Insomma solo le tariffe per le forniture dovrebbe portare ad introiti di peso; ma sono poche decine gli enti pagatori mentre la gran parte non versa da anni per le forniture. Altrettanto fanno gli “acquirenti” di altre Regioni che, come la Campania, solo dopo anni ha versato 2 milioni. Se questo è il quadro, quale è la novità?
L’Acquedotto pugliese, il più grande d’Europa per mezzi, per strutture e per capitali pubblici, starebbe provando a costituire una ‘mega-multiutility’ nel Meridione d’Italia allo scopo di gestire le acque campane, lucane, molisane e calabresi. Almeno per il momento la Basilicata starebbe resistendo alle sirene del Presidente Emiliano; ma, sul progetto, nutrirebbero dubbi anche i maggiorenti politici della Calabria. Le notizie concernenti un’agglomerazione logistica di tal genere ebbero a trapelare già sul finire della primavera scorsa quando, sulla Stampa àppula, fecero capolino due notizie: 1) l’affidamento di “un incarico di consulenza strategica”; 2) l’anticipazione di uno studio volto ad individuare un assetto societario nuovo, idoneo allo scopo. Ad essere incaricata della questione fu la ‘Bayn & company’ per un compenso di 130mila euro. Il fatto stesso che, ad essere chiamata in causa, sia stata la terza impresa del Mondo in quanto a consulenza strategica, la dice lunga sulla volontà della Regione finìtima. Già nel 2016 c’era stato un protocollo d’intesa siglato con la “Gestione ottimale per le risorse idriche” (che possiede il 37% di Acea e che opera nel Sarnese vesuviano); ed ora è prevista la convocazione di un tavolo tecnico in cui chi sia stato chiamato a partecipare conoscerà il carteggio sull’intero piano industriale.
Naturalmente, già in Puglia, si manifestano timori sul progetto che, peraltro, potrebbero essere gli stessi esternabili da chi, in Molise, almeno sino ad oggi, attinge ancora dall’acqua “pubblica”. Il forte timore è che le tariffe delle famiglie e quelle dell’utenza industriale possano lievitare ben oltre gli attuali importi. A tale proposito, il Presidente Emiliano minimizza (ed attenua), accreditando che: non di una ‘multi- utility’ si tratti quanto piuttosto di un più strategico soggetto pubblico interregionale da inquadrare in forma di Spa. Ma, già un’opzione societaria di tal genere dovrebbe far drizzare le orecchie agli osservatori più avveduti perché, ove l’Aziendona ‘in itinere’ avesse a concretarsi inserita in un tale assetto giuridico, lo farebbe solo sulla scorta di determinati obiettivi particolari di gestione (onerosi per l’utenza). Il fatto è che tutto questo avviene mentre, in forza della legge, e per puntualizzazione della Corte costituzionale, il ciclo delle acque dev’essere gestito dagli enti locali i cui delegati, se economicamente attenti, potrebbero ricavare tanto danaro per le rispettive Casse.
E’ appena il caso di sottolineare che, in questo modo, avranno a proseguire quegli affari sull’acqua (grandi e piccoli) che i presentatori dei due ‘referenda’ di quache anno fa pensavano di avere affossato definitivamente. Purtroppo non è stato così (e c’è chi già lo ha rilevato per il Molise dopo le recenti vicende dell’Egam). Si consideri che – dalle Città a cinque stelle (Roma e Torino) sino alla Campania di De Luca ed alla Puglia di Emiliano, dalla Toscana all’Emilia-Romagna ed al Veneto – stanno emergendo ‘multi utility’ che, pur non esprimendosi più in termini di privatizzazione, comunque perseguono il profitto confidando di poterlo utilizzare attuando certe mastodontiche fusioni. Però, ricorrere a queste ultime, comporta, politicamente, l’avere contro Comuni, grandi o minimi che siano, per sottacere i rabbuffi che verranno dai distratti elettori di certi Sindaci che, in ossequio alla volontà di Frattura & C. hanno subito l’adesione all’Egam e, quindi, alla spubblicizzazione dell’acqua.

Di Giuseppe Saluppo

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