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Molise a due facce: primo per densità imprenditoriali, fanalino di coda per il calo demografico e la caduta verticale dell’attrattività turistica

Il resoconto (report) della Camera di Commercio sulle condizioni economiche, sociali, imprenditoriali, demografiche e territoriali del Molise illustrato nel corso della cerimonia di presentazione svolta alla sala convegni dell’ente camerale il 22 ottobre 2018, ha svelato diverse verità; ha fotografato cioè una realtà contraddittoria, variegata, claudicante, in cui interagiscono sprazzi di vitalità produttiva (il Molise è la prima regione d’Italia per densità imprenditoriale e per presenza di imprese femminili), e decrementi reddituali e demografici (gli aspetti più critici sono il basso grado di internazionalizzazione e il turismo, accoppiati a un forte  calo demografico). Insomma, un’immagine in chiaroscuro ma leggibile, quindi interpretabile senza fraintendimenti e/o strumentalismi di segno positivo e negativo. Un Molise che, seguendo i diagrammi economici e sociali, quantomeno dell’ultimo decennio, si poteva immaginare fosse così. Ora, sulla scorta delle analisi e dei rilievi fatti, impone di essere considerato per ciò ch’è: una regione che non manca di potenzialità ma tremendamente in ritardo sotto il profilo dell’innovazione e della programmazione. Milioni di euro non vengono investiti per evidente insipenza gestionale, come peraltro  ha rilevato la ministra per il Mezzogiorno, l’onorevole Lezzi, nella sua recente visita a Palazzo Vitale. Quindi, per dare seguito al contenuto del report della Camera di Commercio è necessario creare un’azione sinergica, una sorta di patto istituzionale, un progetto comune tra le amministrazioni locali, la Regione, l’università, le imprese e le componenti sociali e del lavoro, incentrati sulle scelte programmatiche e gli interventi da fare per dare impulso allo sviluppo territoriale. Il lavoro della Camera di Commercio ha questa finalità, nitidamente emersa nel corso della cerimonia di presentazione del report e a conclusione della tavola rotonda con gli attori del settore pubblico e di quello privato. Nitidamente è venuto a galla il ritardo con cui la Regione Molise sta agendo nell’ambito dei Fondi europei (soprattutto Fers e Fse), cosa che però non ha fatto arrossire il soggetto regionale maggiormente responsabile di questa impasse, Mariolga Mogavero di fratturiana memoria. Per dovere di ospitalità è stata cortesemente risparmiata. In tal senso ha provveduto il presidente della Camera di Commercio Paolo Spina preferendo incentrare l’attenzione sul progetto Sisprint (Sistema Integrato di Supporto alla Progettazione degli Interventi Territoriali, finanziato dal Programma operativo nazionale “Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020”) in base al quale è stato possibile l’elaborazione del report. Vale a dire, “raccogliere le esigenze delle imprese e del territorio sulla programmazione europea e trasferirle alla Regione Molise” che, come abbiamo detto, si trascina un cumulo negativo di responsabilità per i mancati investimenti nell’area di crisi complessa che va da Boiano a Pozzilli e a Venafro. “Il nostro fine – ha insistito Spina – è quello di permettere alla regione Molise di cucire addosso alle nostre imprese gli interventi di programmazione europea. Quindi lavorare realmente insieme per lo sviluppo del territorio a partire dalle istanze raccolte sul campo.” Ciò sarà possibile sfruttando i punti di forza e di debolezza del Molise in ambito socioeconomico. Ecco qualche  dato. Per quanto riguarda il tessuto produttivo, il Molise è  la regione con il più alto tasso di imprenditorialità: quasi 12 imprese ogni cento abitanti, ma  su tale dato incide negativamente il calo della popolazione molisana. La crescita delle società di capitali è marcata, attestatasi quasi al 35%  consente di ridurre in maniera importante la forbice rispetto alla situazione nazionale. Dato dunque positivo, da monitorare e incentivare, in quanto la presenza di società di capitali testimonia maturità e consolidamento del sistema produttivo.  Situazione relativamente rosea anche per la nascita di Start up innovative: 41 imprese è un valore  molto vicino alla media nazionale e superiore a quella del Mezzogiorno in rapporto alla popolazione residente. Inoltre, i flussi commerciali sono prevalentemente orientati al mercato interno e di prossimità, mentre quelli con l’estero (import ed export), rapportati alla ricchezza prodotta in regione, nel 2017, si sono attestati al 17,4% (Italia 55,2%; Sud e Isole 27,8%), in crescita rispetto al 13,5% del 2012. Il turismo invece evidenzia una marcata flessione delle presenze nel periodo tra il 2012 e il 2016 (-14,8%), mentre il dato nazionale e quello della ripartizione territoriale ha mostrato la crescita. Una spia, questa, della modesta attrattività regionale, confermata da un indice di utilizzazione dei posti letto pari a meno della metà della media nazionale. Non bastasse, abbiamo l’indice di vecchiaia tra i più alti d’Italia. Infine, il Prodotto interno lordo (Pil) al 71% rispetto a quello medio nazionale, la quota di famiglie in stato di povertà relativa superiore alla media italiana di 71,7 punti percentuali, disegnano un quadro sociodemografico in forte depauperamento, a scapito del sistema produttivo che appare confortante.

Dardo

Di admin

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