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Mobilità attiva un bene, non un male

di Giuseppe Saluppo

Sulla questione della mobilità attiva e passiva va fatta chiarezza, una volta per tutte. Senza artifici contorti e polemiche inutili. Il Molise ha 27 milioni di euro, dovuti a mobilità attiva, ma ha 66 milioni di mobilità passiva, ovvero di gente che va a farsi curare fuori. Di questa mobilità passiva,  gran parte è costituita da mobilità intorno ai confini (38,6%), quindi da ricoveri ad alto rischio di inappropriatezza (22,7% ). Una mobilità passiva rilevante che rischia di mettere, questa sì, in ginocchio il sistema sanitario regionale. Scusate, allora, non sarebbe da lavorare su questa? Non stracciarsi le vesti in virtù del fatto che cittadini di altre regioni scelgano il Molise per curarsi attraverso i centri di alta specialistica. A questi centri andrebbero allargati i budget e non già tagliati o diminuiti così come è accaduto a novembre con il decreto 63 del commissario Frattura. Il ruolo della Regione nel governo del sistema sanitario ha una fortissima dimensione tecnica, oltre che politica. Non cogliere le opportunità di questa fase (che vede il Molise avere una mobilità attiva positiva), non prendere decisioni o – peggio – prenderle sbagliate, vorrebbe dire ripensare e rimettere in discussione il cardine stesso del nostro sistema sanitario, l’universalità, per tornare ad una sanità differenziata per livello sociale e capacità di spesa. Questo rischio dovrebbe mobilitare tutti nella direzione del rapido e razionale cambiamento. A partire, proprio, dalla qualità delle prestazioni e dalla efficienza clinica. Ogni percorso di cura nasce con un bisogno di salute da soddisfare, che si esprime in una domanda di cure, che a sua volta deve trovare un’offerta disponibile, accessibile e di qualità, per concludersi con un esito più o meno favorevole. I viaggi della salute nascono ogni volta che il paziente verifica o percepisce che l’offerta di cura presenta delle limitazioni che lo costringono a muoversi per cercare una soluzione altrove. Se a questo, poi, ci si aggiunge l’impossibilità di potersi curare nella propria regione, per il taglio dei budget alle strutture accreditate, la frittata è fatta. La pesante inefficienza sanitaria molisana deriva da un’ipertrofia delle capacità produttive disponibili, perché tutti cercano di competere su tutto il portafoglio delle prestazioni, generando ridondanze,meccanismi di proliferazione di inappropriatezza e situazioni di parziale saturazione delle capacità produttive. Occorrerebbe, invece, un governo della mobilità in uscita, attrazione di pazienti, sviluppo  delle vocazioni sanitarie di eccellenza. Una strategia specifica. Lavorare per rafforzare la produzione interna e diminuire le fughe attraverso l’investimento sullo sviluppo dei servizi e della professionalità,  di responsabilizzazione dei medici di medicina generale sul controllo- accesso sul luogo e l’ambito di cura dei propri assistiti. Perchè mandare fuori, spesso, i propri mutuati quando ci sono le strutture sanitarie idonee sul territorio? E, sulla mobilità attiva sana e fisiologica, che genera vocazioni aziendali specializzate e ne satura le capacità produttive, che garantisce competizione, che offre gradi di libertà ai pazienti, bisognerebbe far lavorare con serenità chi già offre servizi e prestazioni di qualità e potrebbe, ancora, fare tanto. E’ così complesso? O le polemiche artate, ingannevoli,  portano a dimenticare il vero ruolo della sanità?

 

 

Di Giuseppe Saluppo

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