Home / Politica / “Mo, mo z’mett sa canal – mo, mo z’seg sù taulon’”

“Mo, mo z’mett sa canal – mo, mo z’seg sù taulon’”

di Massimo Dalla Torre

Con questo detto prettamente popolare, anche perché il linguaggio del popolo è quello che rende meglio l’idea, consentiteci di tornare sull’argomento elezioni amministrative primaverili che, porteranno all’elezione del nuovo governo cittadino. Una questione che, per gli addetti ai lavori, potrebbe essere una pura formalità, almeno è questo che crede,  tanto per parafrasare un film di Roman Polansky, che in verità presenta molti punti interrogativi, cui, chi sarà al vertice dello storico palazzo cittadino, dovrà dare risposte costruttive e non demolitive. Vedete un altro detto popolare dice che “la folla non è buona nemmeno per la guerra” e la tenzone tra le varie coalizioni, anche se siamo solo alle prime battute dove le schermaglie da tempo fanno riempiere le pagine politiche della stampa è scoppiata e come succede nelle migliori famiglie “i cosiddetti panni sporchi si sta cercando di lavarli nelle lavatrici interne” senza dover ricorrere a quelle “esterne”. A quelli che dovessero obiettare; ma questi non la smettono di usare paragoni che poco “c’azzeccano”, come direbbe il buon Di Pietro, rispondiamo che usiamo un linguaggio a volte fantasioso, perché, solo in questo modo, l’uomo della strada può avere contezza di quanto accade. Accadimenti che vedono già da qualche settimana riunioni di partito, almeno quello che ne resta, annunci di cambi di casacca con abbandoni eclatanti, ma anche ripicche se non si ci sarà il giusto riconoscimento a chi contribuirà a tagliare il traguardo per primo. Insomma, una baraonda che fa apparire il precedente un “gioco da ragazzi”. Con questo non vogliamo inneggiare a quello che è stato, ma i grattacapo certo non mancano, specialmente se si deve rispettare un patto con l’elettore tenuto conto che ci sarà ancora chi getterà gli ideali alle ortiche e spera di entrare nel parterre di chi conta indossando una maglia di colore diverso segno indiscutibile di protagonismo che non serve specialmente se si deve ricomporre un puzzle dove i pezzi sono andati perduti e che difficilmente si potrà ritrovarli. Vedete, in questi giorni prodromici alla preparazione delle squadre che a breve scenderanno in campo, non vorremo trovarci al posto di chi dovrà scegliere e dire agli esclusi, “non preoccuparti perché a breve sarai impegnato; mi devi dare una mano assolutamente; nessuno rimarrà senza fare nulla; scherzi il tuo ruolo è fondamentale per la città; ti devi occupare di una cosa di vitale importanza; fino ad ora siamo stati impossibilitati a operare ora a lavoro tutti nessuno escluso”. Parole che, nonostante la mascheratura da promesse che, non saranno mantenute, ne siamo più che sicuri, saranno vanificate dalla certezza che solo pochi affiancheranno i vertici del palazzo di città per i prossimi cinque anni, almeno che non ci sia un cambio in corsa avviata; magra soddisfazione, questo lo aggiungiamo noi. Parole che nasconde un modo di fare politica obsoleta. La quale, da tempo, ha cambiato solo i protagonisti ma non il modo di farla e attuarla, il che significa poco rispetto per il cittadino che guarda con ansia, si fa per dire, al balcone, visto che è tornato di moda, con la speranza di sentire: “Nunzio vobis gaudio magnum: abemus consiglio dell’urbe” ci scusiamo per l’utilizzo del latino poco appropriato alla frase e soprattutto alle circostanze.

Di Giuseppe Saluppo

Potrebbe Interessarti

Lega, tutti contro Mazzuto. Si dimettono altri tre coordinatori

Continua inesorabile l’emorragia nella Lega molisana, una lunga storia che sembra infinita dove, da una …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*