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I Misteri a paralume di bancarelle e chincaglierie

di Giuseppe Saluppo

Eccola qua la mia città al cospetto della Sagra dei Misteri. Ridotta, quasi, a fare da paralume a bancarelle, casette di legno disseminate lungo il Corso ad occupare i marciapiedi, a stralunate iniziative e, ora, alle prese con la questione sicurezza. I Misteri? Avrebbero già dovuto conoscere il riconoscimento dell’Unesco ma la pratica è andata dispersa nel nulla che galleggia da anni a palazzo San Giorgio. La mia città al cospetto della sua decadenza. Basta fare un giro per la villa comunale De Capoa o alzare gli occhi a vedere il Monforte adornato di antenne e ripetitori per rendersi conto dello sfascio e del degrado. Purtroppo la bellezza di cui andava fiera fino agli ultimi quindici-venti anni è stata sistematicamente distrutta da amministrazioni che hanno pensato solo a cementificare (e indebitare) dimenticando completamente il decoro urbano della città. E il tonfo del senso del decoro lo si sta raggiungendo in queste ore. Anche i Misteri, anima della città, sembrano essere stati messi in posizioni sempre più basse. Prima, le bancarelle e affini; poi, pleonastici tagli di nastri; quindi, pacchianate lungo le strade; adunque, i Misteri che non hanno nulla a che fare con tante pulcinellate. Hanno un’anima, affondano le radici in questa città, colpiscono con i loro tratti umani. Non conoscono degrado, abbandono, caos. Sono quella parte di Campobasso che vorrebbe continuare la sua storia: fatta di imponenza, di qualità di vita, di ambiente idoneo a lavoro e studio. Sono usciti dalla forgia che bruciava di questi fattori. Sono loro, allora, che rappresentano questa città. Il presente storico non li appartiene, è vero. I Misteri hanno la veste della storia e se, anche, nel presente sono stati fatti scalare per fare posto a chincaglierie, per me, per tanti restano solo loro a rappresentare la Sagra. La città. Il luogo. Il Tempo.

Di Giuseppe Saluppo

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3 commenti

  1. Attilio Crescimbeni

    Disamina accurata e veritiera. In questo mondo ormai regna la”pagliaccitudine” (passatemi il termine): si poteva fare a meno di ridondanti pagliacciate che ormai stanno snaturando la festa, dando spazio ai Misteri, che parlano da sé, e alla Tenda Eucaristica, che è il vero fulcro spirituale dell’evento. Riscopriamo quest’anima e non imbastardiamoci.

  2. Magdalena Palladino

    Sposo tutta la linea. Devo dire, però, che quest’anno le bancarelle mi sembrano leggermente inferiori di numero, mentre sono cresciuti i luoghi di ristorazione, cosa che mi lascia veramente perplessa, e che va a snaturare una festa dai connotati eminentemente spirituali. Paolo Saverio Di Zinno non avrebbe apprezzato.

  3. Annamaria Palmieri

    I Misteri patrimonio del Molise e cassaforte dell’anima: da questo bisogna ripartire per esaltarne la bellezza e l’unicità. Rimango molto perplessa dai continui proclami sulla loro istituzione a patrimonio immateriale dell’UNESCO, mai tradottisi in realtà. Fossero stati in Emilia Romagna, lo sarebbero divenuti già da tempo. Concordo inoltre sul fatto che i luoghi di ristoro si sono moltiplicati in modo esagerato. Stigmatizzo la volontà di bar e ristoranti nostrani di mettere tavoli all’aperto e di rimanere aperti a tutte le ore: ma fate lavorare gli ambulanti che sono venuti apposta per racimolare un po’ di più rispetto ai periodi normali! Non vi basta il guadagno di una settimana? Siete ormai talmente tanti che non si sa più dove andare. Riscopriamo l’anima spirituale della festa, la sua vera essenza, che è data dalla geniale intuizione dei Misteri, dalla Tenda Eucaristica e dalla processione serale. Paolo Saverio Di Zinno ringrazierebbe.

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