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Migranti, cerchiamo una via di mezzo

Caro direttore,
Nell’augurarle buona festa dell’Assunta, vorrei esaminare con lei un tema spinoso che, a mio parere, si sta trattando “di pancia” (con tutte le idiosincrasie e le barricate del caso) o in modo prettamente emotivo (con le azioni poco razionali del caso): l’accoglienza dei migranti.
Anche se questo è un giornale locale, avremmo scarsa onestà intellettuale se pensassimo che un argomento del genere non ci riguardi da vicino: tutti i centri di accoglienza che pullulano in regione sono qualcosa di altro dal “locale”? Direi proprio di no.
La mia esperienza nel mondo del volontariato mi ha portato a convincermi di un assunto, ed invito i lettori non solo a riflettervi, ma eventualmente a portarmi dati contrari alla mano, se mai ce ne fossero: se le azioni di volontariato non si fondano su un piano razionale di aiuti, direi quasi scientifico, su gente competente in materia, sulla constatazione delle reali capacità di intervento (e quindi anche dei fondi a disposizione) da parte delle varie associazioni, si rivelano degli atti i cui risultati sono scarsi e votati all’anarchia.
Contesto, dunque, tanto coloro i quali parlano di accoglienza in modo indistinto (e spesso non sporcandosi le mani), quanto coloro che non vogliono i migranti a priori. Innanzi tutto bisogna distinguere il migrante che scappa da zone di guerra, come il siriano, da quello che scappa da fame e siccità, come l’etiope o il ghanese. In secondo luogo, va fatto un controllo a tappeto di tutti coloro che sbarcano, tanto sulle loro generalità, quanto su quelle dei loro parenti, per quanto rimasti nei Paesi d’origine, e questo va fatto subito, non facendo passare delle settimane, come accade in molti centri, soprattutto del Sud (sperimentato di persona). Possono sembrare ricette facili? Diamine, vuoi che nessuno ci abbia pensato? Fatto sta che, a causa di una visione superficiale delle cose, unita a tanta disorganizzazione, la macchina degli aiuti sta funzionando male nel nostro Paese.
In vacanza a Termoli, ho visto tanti migranti, alcuni dei quali ghanesi, altri etiopi o eritrei, all’interno di un ex hotel del litorale adibito a zona di accoglienza. Alcuni di loro erano lì a non fare niente, altri si sono ingegnati a vendere borse e cianfrusaglie lungo la spiaggia: infatti, se prima c’erano quasi solo pakistani o indiani, adesso avvertiamo di nuovo la presenza di persone provenienti dall’Africa sub-sahariana o giù di lì. Davanti ad una chiesa di Campobasso ho visto uno di loro addirittura sputare addosso ad una mendicante, forse di origini slave, perché usurpava la “piazza” che lui riteneva essere di sua esclusiva competenza. Ho seguito due ospiti di un centro di accoglienza del capoluogo e ho visto, con mia grande sorpresa, che sono entrati in una sala slot. Solo per vedere, perché senza soldi? Per giocare? Poco importa, è il gesto che non va e che apre un ventaglio di riflessioni. Nel palazzo di un mio amico è stata accolta una famiglia proveniente dall’Africa centrale: sono entrati in tre, adesso non si sa in quanti siano. L’ascensore viene spesso lasciato aperto, con disappunto dei condomini che non possono utilizzarlo (compreso me, quando sono andato a trovare il mio amico), si sentono forti odori di urina e di cibo forse mal conservato. Avrebbe potuto farlo una famiglia italiana? Certo, ma non è questo il punto; il punto è: si può gestire l’accoglienza sullo stile dell’armata Brancaleone? Si può creare caos e diminuire il livello di sicurezza all’interno di città già di per sé poco controllate da forze dell’ordine ed istituzioni, per una serie di ragioni che, se venissero esaminate, non basterebbe un tomo della Divina Commedia?
Attraverso controlli costanti e sanzioni (queste sconosciute in Italia) la situazione può migliorare: non occorre una laurea alla Bocconi per capirlo, eppure questo non accade. Dunque, al di là del fatto che i flussi vadano decisamente razionalizzati perché queste persone non potranno emigrare in eterno spopolando i loro Paesi (e questo è un problema che compete alle diplomazie internazionali, che sonnecchiano placidamente sull’argomento), c’è da fare controlli a tappeto su coloro che sono in attesa di permesso, su coloro che lo ottengono, e quindi su tutta la loro vita una volta sbarcati nel Paese d’accoglienza.
Starò dicendo cose che tutti sanno? Starò mettendo in scena il festival dell’ovvio? Sarà, ma a forza di ritenere tutto ovvio, stiamo diventando dei semplici utenti della vita, non degli attori protagonisti: di qui all’implosione il passo è breve.
La ringrazio per l’attenzione.
Cordialità
Attilio Crescimbeni

Di Giuseppe Saluppo

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5 commenti

  1. Gianpaolo Libertucci

    Esame molto accurato dell’argomento. Lo condivido pienamente, così come condivido il fatto che prima di urlare all’accoglienza in quanto tale -ma anche al cacciamoli tutti- bisogna sporcarsi le mani in azioni di volontariato.

  2. Alla luce del recente abominio verificatosi a Barcellona, adesso chi ha il coraggio di parlare di accoglienza? Ho fatto parte di un’associazione fuori regione che garantiva la spesa gratis a persone e famiglie in difficoltà, dopo segnalazioni degli assistenti sociali al Comune, che rilasciava la tessera per questo beneficio: chissà perché, la maggior parte di single o famiglie segnalate erano di fede musulmana. Perché? Perché le famiglie italiane non ne facevano richiesta? Con la perdita di lavoro e la crisi che c’è? Ma non venite a raccontarmela!! Questo è il riconoscimento? Ci odiano, e questo è l’odio di un credo religioso contro un altro credo religioso, non semplice terrorismo, come dicono coloro che vivono su un altro pianeta o che non colorano le vicende da un punto di vista religioso, affogati nel proprio agnostico illuminismo. Non credere che quanto accaduto a Barcellona non sia un rischio insito negli sbarchi e ancor più nei mancati controlli a sbarco avvenuto, e’ un’idiozia grande come una casa!!

  3. Se chi fugge veramente dalla guerra o da linciaggio politici è un rifugiato ed ha diritto, secondo le leggi internazionali, all’asilo politico ma queste persone sono veramente pochissime. Gli altri? Fra loro spesso si nascondono delinquenti comuni altrimenti non si spiegherebbe come, arrivati qua spacciano droga hanno comportamenti violenti non intendono assoggettarsi alle leggi dello Stato ospitante. Perciò sarebbe importante che si sapesse che chiunque delinque o sfrutta senza averne diritto le disposizioni internazionali sarà rimandato indietro con ogni mezzo velocizzando al massimo le indagini su persone e provenienze. I Sans papier non sono graditi. Che questo si sappia nel mondo! L’accoglienza di lavoratori stranieri deve essere condizionata alle richieste, una volta stabilito che gli Italiani quel lavoro non lo vogliono

  4. Fermiamoci all’Italia: da noi non si fanno rispettare le regole né si applicano sanzioni per cose banali, figuriamoci se un lo si fa per un migrante che approfitta dell’accoglienza per delinquere o commettere gli atti descritti dall’autore della lettera. Tutto molto deludente, che lascia un profondo senso di abbandono al cittadino che vorrebbe semplicemente vivere in pace.

  5. Magdalena Palladino

    C’è molta confusione sul tema. D’altronde, da un contesto come quello europeo, immerso in un inconsistente ed insulso relativismo, non ci si può aspettare un granché. Alla parola relativismo fa eco quella di pressappochismo. E allora teniamoci gli attentati, le bandiere nere, le teste tagliate, le donne con il velo, la dissimulazione degli islamici che vivono nelle nostre città. I primi colpevoli di questo penoso stato di cose siamo noi occidentali!

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