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Migranti, a Campobasso ne sono troppi

Quanti sono i migranti e i richiedenti asilo a Campobasso? Qual è la quota che spetta al capoluogo del Molise? I bandi prefettizi si pongono il problema che venga garantita una risposta valida alla richiesta di assistenza?  I partecipanti ai bandi danno sufficienti assicurazioni per ciò che concerne l’organizzazione  e la gestione dell’accoglienza? La questura è sistematicamente informata della dislocazione dei ricoveri ormai diventati disparati, improvvisati, arronzati? Il sindaco sta seguendo l’evolversi degli arrivi e delle collocazioni? Si pone il problema dell’impatto che queste presenze determinano nel contesto sociale, nelle relazioni, anche sul piano della sicurezza? Sta immaginando una qualche soluzione di supporto, un modello di accoglienza predefinito, con la certezza che sia sufficiente e che venga regolarmente praticato? A noi sembra che il lato speculativo ed economico di questo fenomeno sociale e umano stia prevalendo spudoratamente sulla concezione e l’attuazione dell’accoglienza e della solidarietà. Siamo all’accaparramento dei migranti. Un imprenditore edile ha acquisto una villetta  a due piani  alla parte estrema di Via Gorizia, da anni sfitta e per questo a basso costo, per darla ai migranti in numero certamente superiore alla capienza possibile e consentita, determinando in quella  parte  della città poco illuminata, strada stretta, a ridosso di una scuola e della piscina comunale frequentate da una varietà di persone, soprattutto donne e bambini, senza alcuna condizione di sicurezza, costretti, per la natura stessa del luogo e per l’alto numero di migranti che vi stazionano, ad attraversare un muro umano, fatto di gente che non conoscono o che percepiscono spontaneamente, istintivamente,  poco rassicuranti. E non certo per il colore della pelle, quanto per l’atteggiamento di inedia che esprimono, a sua volta espressa dal numero di bottiglie vuote di birra che vengono lasciate. Soprattutto le donne e i bambini avvertono disagio, che le famiglie non sanno a chi trasferire non avendo mai visto in zona una divisa, un berretto, una macchina delle Forze dell’Ordine e dei Vigili urbani. Ci siamo chiesti se la questura venga informata sistematicamente di queste sistemazioni, di questi allogamenti, della capienza dei locali, e del numero dei migranti; torniamo a chiedercelo sulla scorta delle segnalazioni ricevute e delle considerazioni che esprimono, tutte rivolte al problema della sicurezza, specialmente nelle ore serali e notturne. Molte famiglie che mandavano i figli a scuola o alla piscina da soli, adesso sono costrette ad accompagnarli. Siamo ad una evidente alterazione di abitudini, comportamenti e necessità. Il caso di Via Gorizia non è il solo ad essere proposto con una postilla di preoccupazione sociale. I migranti, diciamolo, sono lasciati in balia di se stessi o tutt’al più di chi l’accoglie, siano esse strutture pubbliche e private. Una intollerabile forma di abbandono che si traduce nel girovagare per la città, senza uno scopo e senza una meta.  Con quali garanzie? Con quale certezza di regolarità? Con quale sistema di controllo? Finanche la Regione dinanzi al flusso dei migranti in numero incontrollato ha dovuto ammettere di essere impreparata ad assicurare i compiti che le vengono dalla legge: l’assistenza sanitaria dei cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale, soprattutto per ciò che concerne la sorveglianza sindromica e la profilassi immunitaria sugli immigrati dall’Africa settentrionale. Il timore dell’accentuarsi di patologie di particolari criticità, su cui sarebbe indispensabile intervenire con la massima urgenza, viene accentuato anche dalle difficoltà dell’Asrem a prestare assistenza, ad effettuare nelle 24 ore  successive all’arrivo ai centri di accoglienza  una vista medica che accerti l’assenza di patologie evidenti che rendano incompatibile l’ingresso e la permanenza del richiedente la protezione internazionale nella struttura, quali le malattie infettive o contagiose e pericolose per la comunità, gli stati psichiatrici, le patologie acute o cronico/degenerative che non possono ricevere le cure adeguate  nel centro di accoglienza, nonché l’insussistenza di condizioni di incompatibilità con la permanenza nelle strutture di accoglienza quali lo status di minore non accompagnato. Ma intanto arrivano migranti. Senza sosta. Nonostante il Molise abbia accolto più gente di quanto ne dovrebbe, stando alla ripartizione per quote regionali. Qualcuno si occuperà di queste cose; qualcosa cambierà?

Dardo

 

 

 

Di Giuseppe Saluppo

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2 commenti

  1. Silvana Leccese Bardi

    Ne sono troppi, e quindi sono troppe le situazioni di criminalità e di degrado che questo comporta. Che qualcuno abbia il coraggio di smentirmi, ma se lo fa, mi porti dei dati concreti che mi possano far ricredere!!

  2. Alberto Mastrocola

    Non c’è poi così tanto posto per loro, è inutile che si voglia perseguire in modo pedissequo la strada dell’accoglienza. Bisogna essere realisti e lungimiranti: realisti perché i posti non sono illimitati e non si sa che cosa fargli fare nell’attesa del permesso di soggiorno o del rimpatrio, lungimiranti perché, a lungo andare, bisogna pensare che, divenendo essi nullafacenti, si dedicheranno ad attività malavitose. E’ già capitato, quindi che non si sottovaluti il problema!!

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