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Se manca la programmazione e vince la disperazione

di Giuseppe Saluppo

Sono triplicate le ore di cassa integrazione in Molise. In termini pratici, sono interessati qualcosa come 2.300 lavoratori. La maggior parte di questi dai 40 ai 50 anni. I dati sono importanti: esemplificano, illustrano, dimostrano… ma dietro i numeri c’è un mondo reale di persone e di famiglie con le loro storie di disagio e sofferenza; un mondo poco esplorato, volutamente misconosciuto e sottaciuto. Persone e famiglie che, abbandonate a loro stesse dalle Istituzioni e spesso prive del supporto di parenti e amici, vivono una drammatica precarietà esistenziale dalla quale può non esserci ritorno. Mentre la crisi continua a ‘mordere’ con forza il sistema produttivo regionale, la classe politica avrebbe dovuto  pensare a un vero e proprio Piano regionale di sviluppo economico. Ovvero ad uno strumento con il quale la Regione avesse pianificato l’attuazione delle politiche economiche per i prossimi anni in materia di industria, artigianato, commercio, cooperazione, turismo e settore secondario e terziario. Un documento agile, fondato su quattro punti strategici capace di dare delle direttive e fornire linee d’azione tanto per quanti già operano sul territorio, tanto per quanti potrebbero mettere un pensierino sul Molise. Un passo necessario per l’elaborazione di un Piano con al suo interno concetti chiave per lo sviluppo dei settori produttivi da fare emergere dagli ambiti di intervento e relativi obiettivi operativi fissati dallo stesso strumento di programmazione. Tanto per fare qualche esempio: innovazione e trasferimento tecnologico, promozione ed internazionalizzazione, competitività, integrazione/aggregazione e certificazioni ambientali e sociali delle imprese. Il tutto, però, senza faraonici e irrealizzabili propositi ma guardando, piuttosto, alla realtà, alla situazione in essere e da qui ripartire per garantire sviluppo. Un Piano capace di assicurare, anche, quell’articolata rete di azioni e progetti per rilanciare la produzione e assicurare alle imprese che operano sul territorio i necessari punti d’appoggio. La navigazione a vista, però, non ha garantito la definizione di un Piano. Ma non determina amarezza raccogliere quei silenzi, quei turbamenti, quelle angosce di padri e madri di famiglia che si trovano, quando va bene, a dovere ricominciare con un co.co.co? Se va bene…

Di Giuseppe Saluppo

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