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L’università del Molise punto di riferimento sui cambiamenti climatici  e sulle ricadute su piccole realtà come il Molise

 

Per  gli studiosi che sanno comunicare facile, la Terra sarebbe una “Navicella spaziale nei flutti dell’instabilità climatica”. Con un po’ d’immaginazione ciascuno se la può rappresentare in questa sua delicata e fluttuante dimensione, e capire la necessità e la improcrastinabilità che non venga ulteriormente compromessa dalla instabilità del clima più di quanto già sia stata compromessa. Sempre gli studiosi che sanno comunicare facile, hanno poi posto l’interrogativo “Cosa possono fare le nostre città?” All’interrogativo, una risposta. Nel Molise ieri, 21 novembre, l’università se n’è occupata doverosamente di darla con il Dipartimento di Bioscienze e territorio, nell’ambito della settimana di Educazione allo sviluppo sostenibile promossa dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (Unesco), presso la sede universitaria di Pesche, con argomenti legati ad approcci multidisciplinari per il monitoraggio e lo studio dei cambiamenti climatici. Con l’università hanno collaborato l’Associazione di Promozione sociale “Intramontes” e il Comitato giovani della Commissione nazionale italiana per l’Unesco.  Il programma ha previsto Seminari didattico – divulgativi, con interventi del geologo e climatologo Massimiliano Fazzini, che ha analizzato gli effetti dei cambiamenti climatici sul sistema morfo/climatico dell’Appennino, e le strategie di adattamento ambientale agli stessi; di ricercatori dell’università del Molise,  con casi di studio e metodologie per il monitoraggio dei cambiamenti climatici; di Adolfo Colagiovanni (progetti Erasmus+), sui cambiamenti climatici, con esempi sul territorio molisano; di associazioni e cooperative attive nel campo del monitoraggio ambientale e della valorizzazione del territorio, tra cui il Comitato giovani volontari “Unesco Molise” e il “Progetto meteo” Isernia. Inoltre,  con Laboratori didattici aperti (a esempio il  laboratorio di dendrocronologia; con la proiezione di film documentari sui cambianti climatici, e con la tavola rotonda partecipata, per conoscere e quantificare l’impronta ecologica dei partecipanti. Tutto questo per stabilire se mitigare il cambiamento climatico sia da considerarsi un sogno oppure una auspicabile realtà. Il patrocinio dell’Unesco è finalizzato a diffondere le conoscenze sui cambiamenti climatici in atto a livello globale, e a sensibilizzare in un contesto generale le strategie di mitigazione degli stessi. Il programma svolto è servito a descrivere un fenomeno di portata globale e, allo stesso tempo, a contestualizzarlo alla nostra realtà locale. Così si spiega la necessità di aver coinvolto diversi attori e interlocutori: dal mondo accademico, istituzionale e della scuola agli amministratori locali; dalle realtà associative e lavorative al tessuto territoriale socio_economico e culturale e, in definitiva, ai cittadini, affinché si possa far chiarezza sulle possibilità del singolo e delle comunità di far fronte al cambiamento climatico in atto. I cambiamenti climatici in atto, infatti, hanno forti ripercussioni sul suolo, bene primario di cui poco si parla e che pian piano sta scomparendo. Per questo si è parlato  anche del suo consumo e del suo legame con i cambiamenti climatici, presentando la campagna europea di raccolta firme People4Soil con la quale Intramontes, insieme a oltre 400 associazioni, chiede all’Unione Europea norme specifiche per tutelare il suolo, bene essenziale alla vita come l’acqua e l’aria. In tale contesto, il ruolo dell’università del Molise, quale punto di riferimento per essere costantemente aggiornati su temi ambientali di portata globale, come appunto i cambiamenti climatici, ma soprattutto per comprendere come questi temi abbiano ricadute importanti anche su realtà piccole come il Molise, risulta fondamentale.

 

Dardo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Giuseppe Saluppo

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