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L’Unimol in prima linea per la campagna di scavi

E’ terminata da pochi giorni una nuova campagna di scavi e ricerche nella Grotta di Polla.

Ancora una volta l’Università del Molise è stata protagonista di questa ennesima e importante iniziativa. La delegazione di studiosi e ricercatori è stata guidata dalla prof. Antonella Minelli, che da anni segue gli scavi di Polla e rappresenta sempre di più un punto di riferimento scientifico importante per il comune di Polla nel quadro delle indagini archeologiche. Infatti all’interno della Grotta – conosciuta dall’Università del Molise grazie anche all’apporto della docente, sempre di UniMol, Rosanna Alaggio – sono stati ritrovati importantissimi reperti per ora ancora in “embargo”. Saranno svelati nel corso di un convegno specifico nelle prossime settimane. La Minelli e il suo staff hanno lavorato senza sosta per due settimane all’interno della grotta nei pressi del convento con il sostegno di altri docenti e anche di alcune studentesse

L’indagine archeologica della Grotta di Polla ha fatto seguito ad un altro importante intervento, effettuato alla fine di settembre e condotto dall’UniMol, sotto la direzione scientifica delle prof.sse Antonella Minelli e Maria Assunta Cuozzo del Dipartimento di Scienze Umanistiche, Sociali e della Formazione e la partecipazione di studenti, laureati e dottorandi dell’ateneo molisano: la campagna di scavi archeologici presso la Grotta di Colle Bianco nel Comune di Guglionesi, che ha confermato l’importanza archeologica per la ricostruzione della nostra storia più antica.

Le attività di ricerca, in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologica del Molise e il supporto logistico e finanziario del Comune di Guglionesi, hanno permesso di approfondire le conoscenze sulle presenze più antiche di gruppi umani nella zona del Basso Molise. L’area era già nota per la sua importanza geologica e speleologica e per le ricerche effettuate negli anni ’70, nelle zone immediatamente adiacenti, dall’archeologo G. Barker, con il progetto “Biferno Valley Landscape Archeology” (1974). In quell’occasione il Barker non aveva segnalato la Grotta come un contesto potenzialmente interessante dal punto di vista archeologico, ma l’attivazione di un nuovo progetto di ricognizione, promosso dall’Università del Molise e dalla Soprintendenza archeologica nel 2015-16, ha reso possibile l’integrazione di questo sito all’interno delle importanti evidenze archeologiche della Regione. Alla segnalazione ha fatto seguito l’impostazione di una campagna di scavi, realizzata nella seconda metà di settembre di quest’anno, finalizzata alla verifica di interesse archeologico e alla conferma che si tratterebbe di un sito sfruttato per scopi insediamentali e di sopravvivenza quotidiana a partire dall’Età del Bronzo (ca. 2.500 a.C), con resti che farebbero pensare a una comunità che non ha abitato effettivamente la Grotta al suo interno, ma ha fruito della presenza di un corso d’acqua e di risorse vantaggiose nel riparo e nella zona immediatamente antistante la grotta. Ne comprovano l’ipotesi, il ritrovamento di frammenti ceramici di contenitori di uso quotidiano, con a volte riportanti motivi decorativi, punte di freccia, supporti laminari in selce e lamelle in ossidiana, oltre resti di macina e pesi in pietra.

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. Questa bellissima storia, storia in tutti i sensi, è un esempio di di come il territorio può essere valorizzato, e credo debba ricevere il giusto plauso di tutti. Ben vengano le iniziative culturali di questo genere poi starà a tutti coloro che si occupano di turismo e alla Soprintendenza pubblicizzare le nuove scoperte e renderle fruibili al grande pubblico. Bene è che siano coinvolti giovani cui dare una competenza e una possibilità lavorativa e imprenditoriale dato che oggi è chiaro a tutti che musei e siti archeologici sono il nostro nuovo “petrolio”

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