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Lungimiranza, questa sconosciuta

C’era una volta un “gruppo” di uomini che aveva, la cosiddetta, lungimiranza politica, ovvero la qualità necessaria affinchè qualsivoglia progetto potesse essere portato a termine, affinchè qualsivoglia strategia politica potesse essere concepita prima, attuata dopo. Questo “gruppo” di uomini ha saputo ricostruire il paese, uscito con le ossa rotte dalla II Guerra Mondiale; ha saputo dotare il paese di una strategia industriale, portandolo tra le otto economie più avanzate al mondo. Un gruppo di uomini che ha saputo coniugare, con dei limiti sicuramente, l’interesse pubblico e quello privato, cercando di portare sviluppo in ogni zona del paese. Lo sviluppo dei territori, soprattutto quelli periferici e disagiati, è stato per anni il cuore della politica industriale del nostro paese, poiché solamente perseguendo questa strada si poteva evitare lo spopolamento di intere zone e allo stesso tempo creare un’economia solida. Tra i tanti interventi portati avanti in quegli anni, c’è senza ombra di dubbio la nascita del polo saccarifero di Termoli, ovvero lo Zuccherificio del Molise, fondato nel 1968 per volontà dell’allora ministro dell’agricoltura Giacomo Sedati. L’obiettivo era quello di consentire la coltivazione e la trasformazione della barbabietola da zucchero nel Molise, nell’alta Puglia e nel basso Abruzzo, territori sicuramente svantaggiati dal punto di vista economico.  Lo zuccherificio fu la prima azienda del nucleo industriale di Termoli, che segnò l’inizio dello sviluppo industriale del Molise.

In questi giorni abbiamo assistito, inermi, alla chiusura definitiva dello Zuccherificio del Molise, dovuta non solo ad una miope politica comunitaria, ma soprattutto ad una fallimentare politica industriale regionale che va avanti da almeno un decennio. La situazione drammatica dello Zuccherificio non è, quindi, recente, infatti era ben chiara già dal 2011. Annus horribilis per lo Zuccherificio, investito da polemiche riguardanti la poco chiara composizione societaria, che ebbe risalto anche sugli organi di stampa nazionali. Infatti la Regione Molise, guidata allora da Michele Iorio, aveva una quota pari al 60% della società mista pubblico/privata che gestiva lo zuccherificio, mentre il socio privato, 37% delle quote, era la G&B Investments Spa, interamente controllata da una società anonima, la P.F.P con sede in Lussemburgo, riconducibile a Remo Perna, fratello del più famoso Tonino storico patron di Ittierre. Ma tornando allo Zuccherificio, quest’ultimo era gestito, quasi in esclusiva, dal socio privato, infatti la Regione Molise, nonostante fosse socio di maggioranza, convertì le proprie azioni in privilegiate, di fatto lasciando la gestione dell’azienda totalmente nelle mani della G&B Investments. Ma naturalmente la Regione continuò a sovrafinanziare lo Zuccherificio, investendo più di cinquanta milioni di euro di denaro pubblico, senza però entrare in alcun modo nelle scelte aziendali e gestionali, lasciando a Perna carta bianca. Nonostante il forte impiego di capitali pubblici, l’azienda chiuse il bilancio 2011 con circa 14 mln di euro di passivo. Ed infatti nel 2012 la procura di Campobasso avviò un’indagine tesa a verificare la correttezza di tali investimenti. Così si aprì un contenzioso giudiziario, e non solo, che portò lo Zuccherificio del Molise, e i suoi 120 dipendenti, sull’orlo del baratro, portandolo poi alla chiusura definitiva, passando per una grottesca “gestione” Volpe Pasini, che finì per mettere la pietra tombale sull’industria saccarifera.

Oggi, “celebriamo”  il funerale di un’industria nata dalla lungimiranza, di chi, realmente aveva a cuore le sorti del proprio territorio, e deceduta per mancanza non solo di lungimiranza, ma anche per mancanza di amore, progettualità e idee, da parte di chi si professava erede di quegli uomini che hanno ricostruito il sistema paese. E chi, oggi, seduto in prima fila al funerale, piange per la scomparsa della storica azienda, dovrebbe fare mea culpa, perché la chiusura dello Zuccherificio non ha un solo colpevole, l’attuale governo regionale, manchevole sicuramente di lungimiranza, ma le colpe sono anche di chi, prima di esso, ha governato il Molise per un decennio. Ma si sa, quando si fa opposizione ci si dimentica degli “orrori” fatti.

Purtroppo, questo è un ulteriore segno del nostro tempo, dominato da una politica distante anni luce dalla cultura della lungimiranza, e distante anni luce dai problemi reali dei cittadini che ogni giorno fanno i salti mortali per vivere.  (M.S.)

Di Giuseppe Saluppo

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