Home / Politica / Lotta contro il tempo per i lavoratori della Gam di Boiano

Lotta contro il tempo per i lavoratori della Gam di Boiano

Il tempo stringe per i lavoratori in Cassa integrazione della Gam di Boiano. Il 4 novembre la Cassa scade e si ritroveranno senza alcun sostentamento. Un Dramma. Peraltro largamente annunciato, che però non ha mosso foglia alla Regione Molise; non ha mosso foglia nel sistema politico regionale; non ha mosso foglia al ministero del Lavoro. In extremis, ci provano Raffaele De Simone della Fai –Cisl Molise, Florinda Di Giacomo  della  Flai –Cgil Molise  e  Raffale Primiani della Uila –Uil Molise a mettere in moto il meccanismo di salvaguardia e a portare la vicenda al Governo di Roma. Sono i firmatari di una lunga lettera/documento inviata al ministro Di Maio, alla deputazione paralmenatre molisana (Federico, Ortis, Di marzio, Occhionero e Testamento) , al presidente della giunta regionale Toma e all’assessore regionale al Lavoro Mazzuto, in cui, pagina per pagina, è riassunta la vicenda di quella ch’è stata una delle migliori aziende agroalimentari e del settore avicolo del Mezzogiorno che ha dato lavoro a più di mille persone tra operai e indotto. I sindacalisti ai destinatari hanno chiesto innanzitutto di evitare che la Cassa integrazione finisca da qui a poco meno di un mese, quindi un incontro urgente tra tutte le parti in causa e l’impegno del rispetto “dei tempi di rilancio delle attività produttive con l’inserimento via via dei lavoratori, e uno strumento adeguato di sostegno al reddito dei lavoratori”. A questo punto va ricordato che “la vertenza dell’azienda Gam è monitorata dal Ministero dello Sviluppo Economico dove è aperto un tavolo di unità di crisi. Ed è in quella sede ministeriale che nel febbraio 2017, si sono sottoscritti due accordi: il primo con Agricola Vicentina – Gruppo Amadori – che si è aggiudicata il bando di vendita dell’incubatoio e del macello e sta procedendo alla ristrutturazione dell’azienda e il secondo accordo firmato con la Regione Molise per avviare politiche di formazione, ricollocazione e sostegno al reddito per i 262 lavoratori. Il processo di rilancio di questa azienda vetusta, obsoleta e compromessa fortemente dalla crisi è un processo lungo che dura anni”. Rivolti ai destinatari De Simone, Di Giacomo e Primiani si appellano al fatto che “non vi sono motivi ostativi per la proroga di ulteriori 12 mesi della Cassa integrazione purché vi sia la necessaria copertura economica. E’ dunque necessario rifinanziare la Cigs per le aziende che si trovano in aree di crisi complessa (e la Gam vi si trova – ndr). Se così non fosse, per i 262 lavoratori non vi sarebbero ulteriori strumenti di sostegno al reddito ed essendo non corredati di Naspi, alla scadenza i lavoratori e le loro famiglie finirebbero in mezzo a una strada senza alcuna tutela”. Questo dramma va scongiurato, vi è dunque la somma urgenza di rifinanziare la Cigs per coprire almeno  il tempo che manca al rilancio delle attività produttive. Vi è soprattutto la necessità di una forte volontà politica, di una densa, costante pressione sulle istituzioni per evitare agli oltre duecento lavoratori in Cassa integrazione di perdere l’unico sostentamento che li tiene in vita. Il tempo stringe, siamo sull’ordine dei giorni e di poche settimane. E conoscendo i tempi tecnici della burocrazia, c’è da temere il peggio. Contro cui si sono mossi i sindacati, sebbene con colpevole ritardo, e dal mondo della politica il Partito della rifondazione comunista del Molise s’è detto solidale con gli operai della Gam “costretti a scegliere tra contratti avventizi presso l’incubatoio, di durata semestrale e con retribuzioni da fame, e la proroga per un anno della Cassa Integrazione, che li lascia, allo stato attuale, ugualmente senza prospettive durature. Tutto ciò per il segretario regionale Silvio Arcolesse “è dovuto all’insipienza colpevole della passata giunta regionale a presidenza Frattura e a trazione PD, che ha portato, di fatto, allo smantellamento della più grande azienda agricola meridionale, con gravi ricadute sulla stessa coesione sociale dell’area matesina del Molise”.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

Potrebbe Interessarti

In Consiglio regionale, rendiconto e assestamento

Un Consiglio regionale alle prese con i rendiconti finanziari del 2017, dell’assestamento di bilancio per …

2 commenti

  1. andassero a cercarsi un lavoro come fanno tutti i disoccupati, e si lamentano pure prendono da sette anni la cassa integrazone senza fare niente.

  2. Arianna di Biase

    Il piano del gruppo Amadori risulta coerente con prospettive di crescita ed uscita dalla palude, pertanto non si vede perché si debba mettere il carro davanti ai buoi senza sapere nulla, né avere una vaga idea di come si fa imprenditoria. Era scontato che ci sarebbero dovuti essere dei sacrifici, data la pessima gestione precedente, ma è altrettanto vero che, nel frattempo, ogni singolo lavoratore avrebbe potuto attivarsi per cercare altre prospettive professionali, magari -o sicuramente- fuori regione. Non si può pretendere di avere sempre tutto e subito. In Emilia Romagna, da cui proviene la Amadori, risorgono aziende dopo disastri di varia natura, ma la componente del sacrificio e della rinuncia a qualcosa viene sempre in primo piano. Lasciamo lavorare la nuova proprietà, non facciamo i soliti demolitori, altrimenti scapperanno e ci ritroveremo peggio di ora!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*