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Una partecipante al corteo indetto dalla Cgil, oggi 12 marzo 2010 a Milano. MATTEO BAZZI / ANSA / DBA

Lotta alla precarietà

Meglio tardi che mai. E’ banale, ma è così, soprattutto per coloro che dal ritardo possono trarre vantaggio. Nel caso che diciamo, del ritardo della Regione nel pubblicare il bando in favore del personale precario in forza alla Regione e al cosiddetto sistema regionale ( enti strumentali, sub/regionali e simili) si potranno avvantaggiare i lavoratori dipendenti che, per caratteristiche e condizioni oggettive, rientrano nelle fattispecie previste dal decreto legislativo, detto Madia, numero 75 del 2017. All’articolo 20 infatti è prevista la facoltà di procedere in via transitoria, derogando alla normativa vigente in materia di assunzioni, di potersi avvalere in forma stabile del personale a tempo determinato e a contratto di collaborazione coordinata e continuata (co.co.co.). Sono esclusi coloro che hanno prestato attività negli uffici collaterali agli organi politici della Regione (segreterie particolari), a contratto negli enti locali di livello dirigenziale, nonché il personale docente e il personale Ata e i contratti di somministrazione. In questo contesto possibilistico bisogna pertanto fare una selezione che sia la più corretta e rigida possibile. A tale scopo nei giorni scorsi la giunta regionale ha deliberato di avviare la ricognizione di quei lavoratori “potenzialmente interessati alla partecipazione a eventuali procedure disciplinate dal D.Lgs. n. 75/2017”. Il termine “eventuali” ha un suono sinistro per le orecchie sensibili. Per coloro che temono che la Regione non abbia poi tutta questa intenzione di dare applicazione  al Decreto Madia, derogando dalle norme vigenti in materia di assunzioni, nonostante dalla ricognizione appena avviata possa venire fuori un quadro d’assieme da cui risulterebbe evidente che, soprattutto il settore sanitario è quello più scoperto di personale a tempo indeterminato e il più affollato di precari molti dei quali, come hanno rilevato i sindacati di categoria, hanno i requisiti per avvalersi del decreto Madia. Ciò che avrà un peso determinante in questa faccenda è la volontà politica della Regione, e degli enti strumentali e sub regionali che denunciano da tempo una perniciosa carenza di personale. La riforma dei Centri per l’impiego, ad esempio, postula un organico adeguato alle necessità che faranno seguito all’applicazione del reddito di cittadinanza varato dal Governo di Roma, oltre ad un processo di rinnovamento tecnologico degli strumenti operativi. La stessa Regione ha prosciugato di parecchie decine di unità l’organico, senza provvedere a rimpiazzare le unità in uscita. E il ritardo dei programmi d’intervento e dei progetti di sviluppo ne stanno pagando le conseguenze. Tutto sarà più chiaro sul piano numerico non appena verrà conclusa la ricognizione. Meno chiara invece rimane la manifestazione della volontà politica di ridurre il precariato e dare stabilità al lavoro.  Sinora, infatti, non risulta alcuna dichiarazione  autorevole che abbia indicato il decreto Madia come un obiettivo prioritario, nonostante, come abbiano detto e ribadito, manchino infermieri e medici negli ospedali.

Dardo

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