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L’Ordine dei Giornalisti ricorda la figura del giornalista molisano, Mino Pecorelli

La sera del 20 marzo DEL 1979, viene ucciso a Roma, in via Orazio, poco prima delle 20,40, un giornalista. L’assassino, o gli assassini, lo sorprendono a bordo della sua automobile, e lo crivellano con quattro colpi di pistola. Quel giornalista si chiama Mino Pecorelli, nato a Sessando del Molise, ed è il direttore di un settimanale Osservatore Politico, da tutti conosciuto ( e avidamente letto) come OP. Il lungo iter giudiziario si conclude con la piena assoluzione degli imputati, tra cui Andreotti. Il delitto Pecorelli resta senza colpevoli. Meritevole l’azione dell’Ordine dei Giornalisti del Molise che ha inteso riportare a galla la figura del giornalista molisano. E, soprattutto, un grazie al consigliere nazionale dell’Ordine, Vincenzo Cimino, che ha reso possibile l’evento convogliando a Campobasso, oltre la sorella di Pecorelli, la signora Rosita, l’avvocato, Claudio Ferrazza e i collaboratori di Pecorelli, Sergio Te e Paolo Patrizi nonché Alvaro Fiorucci, che ha ‘rispolverato’ le oscure trame dell’omicidio di Mino Pecorelli e riletto l’immensa mole di atti del processo contro Giulio Andreotti dando vita a ‘Il Divo e il giornalista’, pagine di verità attorno a uno dei casi più inquietanti del secolo. Gli anni più convulsi e tempestosi della recente storia italiana, gli anni della strategia della tensione e del terrore, che dalla strage di Piazza Fontana arrivarono fino alla strage di via Fani, culminando con il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro, non erano la sola opera della bande criminali disseminate sul territorio che, in genere, si dimostravano come affidabili esecutori materiali, ma di un potere violento e disposto a tutto, ben saldo e protetto nelle poltrone degli edifici settecenteschi, tra tele prestigiose e affreschi dall’inestimabile valore storico. Tra interdipendenze e relazioni cosi difficili da definire, vanno ricercati mandanti, collaboratori, mediatori e mani armate. Pecorelli ha finito per lasciarci la pelle, lui parlava troppo, lui sapeva troppo, era un moto perpetuo di informazioni velate che, una sera di marzo, si è interrotto, trivellato da quattro proiettili.

Di Giuseppe Saluppo

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