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Lo scioglimento della neve ha restituito una città profondamente ferita

 

 

Un disastro. La città riemersa dallo scioglimento della neve, è un disastro. Spezzoni di marciapiedi divelti: emblematico il danno all’incrocio di Corso Vittorio Emanuele con Via Verdone, in pieno centro ( e parte dei cordoli in pietra mancanti!), e poco più in là una serie di panchine schiodate e segnali verticali piegati. Tutte, o quasi tutte, le rotatorie stradali danneggiate, scardinate, e sorte peggiore agli spartitraffico. Il racconto dei danni ha una sequenza particolarmente nutrita e una varietà di casi mai così tanta e così notevolmente grave. Gli interventi effettuati nel pieno della bufera di neve, gli accumuli che sono seguiti, la frenesia con cui s’è intervenuti anche su impellenze e sollecitazioni, probabilmente non hanno favorito l’attenzione che sarebbe stata necessaria per evitare di  essere grossolani nello spazzare la neve e nell’accumularla, peraltro alla rinfusa, senza una logica. Emergenza. E’ stata la parola che per oltre una settimana ha campeggiato in cronaca e, purtroppo, nella vita dei campobassani. Nella fase acuta del maltempo polare non è mancata la comprensione e la tolleranza verso ciò che all’occhio attento è parso subito un modo di fare eccitato e poco razionale da parte degli operatori e degli addetti alla sicurezza stradale. Poi sono cominciare le critiche e le polemiche e l’insoddisfazione, con un sovrappiù di impudenza, da parte di chi stava svolgendo il servizio, con la richiesta di dimissioni del consigliere comunale, Michele Ambrosio,  che aveva osato sollevare critiche e obiezioni, e non le sue. Nel guazzabuglio generale non sono mancate le dimostrazioni di disponibilità e di abnegazione. Proprio questo andare su e giù nelle critiche e nella comprensione sta a dimostrare che sostanzialmente è mancato equilibrio. E’ sembrato che la neve, il gelo e l’entità delle precipitazioni fossero un evento straordinario, estraneo alla realtà climatica del Molise e della città: un accidenti improvviso, e non una reiterazione stagionale più o meno intensa, più o meno probabile, ma certamente da mettere  in conto e da fronteggiare con un’organizzazione adeguata e confacente. Organizzazione e adeguatezza, al di là dell’entità del fenomeno nevoso e delle temperature polari con cui si sono accompagnate, sono venute meno nella misura in cui, proprio in relazione all’entità del fenomeno, erano necessarie. Il Piano neve non è mancato sulla carta; è mancato nella applicazione, nonostante l’abbondanza dei mezzi spazzaneve utilizzati. Ma come utilizzati? Con quale resa? Con quale capacità di rimuovere gli ingombri, senza trascinarsi dietro i cordoli, parte delle rotatorie, gli spartitraffico e i segnali stradali? Evidente l’assenza di un coordinamento, di una direzione, di una mappatura delle zone e di un responsabile per ogni zona. Ci fossero stati, oggi, a neve sciolta e a città riemersa profondamente ferita nella sua modesta composizione (strade, marciapiedi, rotatorie, spartitraffico, segnaletica, arredo urbano, spazi pubblici, aree pubbliche, accessi pubblici), si saprebbe a chi imputare questo mezzo disastro e cosa fare perché non si ripeta per il futuro. Campobasso, ripetiamo, è modesta di suo nell’essere città capoluogo di regione, nella gestione ordinaria, nel mantenere un decoro che giustifichi il rango di centro direzionale (figurarsi la baggianata di “Città europea” – copy by Bibiana Chierchia), per cui è del tutto gratuito questo ulteriore apporto di approssimazione e dilettantismo. Un domanda seria però va fatta a chi dovere. Ma i danni che sono stati procurati e così vistosamente sotto gli occhi di tutti chi li paga? Ancora una volta Pantalone? Sarebbe oggettivamente eccessivo.

Dardo

 

Di Giuseppe Saluppo

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