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L’Istat fotografa un Molise sempre più povero

di Giuseppe Saluppo

In Molise si pensa ancora ai tagli, a dismettere, ad uscire dalla governance di aziende. Questo nella fantasia ragionieristica ed alchemica della politica molisana. La realtà viene fotografata proprio oggi dall’Istat. Il Prodotto interno lordo in Molise è calato dal 2011 al 2015 del 2,6%. L’indice statistico più alto. Dal 2007 al 2015, in parole povere, il Pil è sceso del 13,77% e in soldoni di 3.149,7 euro a persona. Si aveva, infatti, nel 2007 un reddito pro capite di 22.872 euro oggi e di 19.700. Calati sono gli occupati con contratto a tempo indeterminato dell’1,1%. A fronte di questo quadro economico noi siamo, invece, a fare ancora i conti della servetta. Scoppiata la sanità pubblica si rischia di fare esplodere anche quella privata. La Gam è stata praticamente chiusa e l’ultima botta viene dall’Aia che ha intenzione di abbandonare l’incubatoio e le uova trasferirle al Nord. L’area di crisi complessa non ha una dotazione finanziaria certa e i bandi rischiano di slittare nel tempo. Lo Zuccherificio è in vendita a singolo pezzo mentre le imprese edili sono allo stremo. E, da noi, una cappa di silenzio ha freddato idee e programmi. Proprio mentre servirebbe una governabilità di sistema, segnata da una visione strategica per uscire dalla crisi senza fine. E’ mancata, a parte le chiacchiere vuote, quella forte discontinuità con il passato capace di archiviare gli interventi frammentati e localistici: un Piano Marshall, alimentato da tutte le risorse disponibili, in primo luogo quelle europee largamente inutilizzate, su grandi obiettivi strategici in grado di attirare anche investimenti privati, con un effetto moltiplicatore. E ai finanziamenti dell’Unione europea accoppiati quelli derivanti dai trasferimenti nazionali, sui quali c’è una gravissima inadempienza istituzionale. Programmi e strategie, purtroppo, che continuano a mancare. Si è detto di volere abbattere lo spreco di un tempo. Giusto. Di converso, però, il nulla. Ci si ricordi che per Senca “lo spreco più vergognoso è quello che avviene per trascuratezza”.

Di Giuseppe Saluppo

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