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Di Lisa: “La Regione normi il referendum regionale”

E’ Domenico Di Lisa, già consigliere regionale, a rilanciare la proposta di una legge per il referendum regionale pure contemplato dallo Statuto. Per questo, ha scritto una lettera aperta al presidente del Consiglio regionale del Molise, Vincenzo Cotugno.

“L’articolo 123 della Costituzione sancisce che “ciascuna Regione ha uno statuto che, in armonia con la Costituzione, ne determina la forma di governo e i princìpi fondamentali di organizzazione e funzionamento. Lo statuto regola l’esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali”.  La Regione Molise, nel recepire il predetto articolo, ha inteso ampliare le forme di partecipazione dei cittadini prevedendo, oltre al  diritto di iniziativa legislativa e del referendum abrogativo, all’articolo 11 dello Statuto il diritto di petizione e all’articolo 13 quello del referendum consultivo. Lo Statuto regionale nel prevedere queste forme di partecipazione, e pertanto di diritti costituzionalmente e statutariamente garantiti, ne ha subordinato la concreta esercitabilità alla approvazione di apposita legge regionale che stabilisce le modalità di esercizio del diritto.  Non è superfluo ricordare che, ad oltre tre anni dalla promulgazione  dello Statuto,  la Regione Molise, unica in Italia, non ha mai provveduto ad approvare tale legge negando, in tal modo,  diritti costituzionali ai propri cittadini. Tralasciando ogni considerazione sul fatto che lo Statuto prevede che il referendum abrogativo può essere indetto quando ne fanno richiesta almeno diecimila elettori iscritti nelle liste elettorali dei comuni della regione (una enormità)  o i consigli provinciali, o un minimo di quindici consigli comunali che rappresentino almeno un decimo della popolazione della regione, è oltremodo necessario ed indispensabile recuperare il tempo perduto e procedere in tempi rapidissimi alla approvazione di una legge che regolamenti gli  istituti di partecipazione.  La distanza sempre più grande tra i cittadini e la politica e la sfiducia nei confronti delle istituzioni non è un fatto ineluttabile. E non è certo auspicabile. Soprattutto con la scomparsa di partiti di massa realmente strutturati, che in qualche modo garantivano partecipazione alle scelte ed alle decisioni importanti e riuscivano ad interpretare le esigenze e le aspirazioni della società, i cittadini sentono il bisogno di esprimersi direttamente su temi rilevanti. E la politica e le istituzioni non hanno né il diritto né, credo, l’interesse a comprimerlo o annullarlo. Sono convinto sia proprio la abissale distanza tra le altisonanti dichiarazioni di principi e la mancata corrispondenza nei fatti concreti ad approfondire il solco tra  i cittadini e la politica: tanti istituti di partecipazione previsti dallo Statuto, nessuno realmente fruibile. La massiccia partecipazione dei cittadini al referendum del 4 dicembre testimonia plasticamente la voglia di esprimersi direttamente. Come lei e tutti i consiglieri regionali del Molise ho a cuore il legame tra i cittadini e le istituzioni, e tra questi e la politica, pertanto mi permetto di inviarle un articolato che regolamenta la materia degli istituti di partecipazione. Naturalmente si tratta solo di una proposta che ha come unico obiettivo quello di accelerare i tempi. Una proposta aperta, di stimolo ai consiglieri regionali ad affrontare urgentemente la materia.  Con questo spirito le chiedo di farla pervenire a tutti i consiglieri regionali, unitamente alla presente, nella speranza che qualcuno la faccia propria e la depositi per avviare  l’iter legislativo. Di questa legge ne abbiamo bisogno tutti: cittadini, politica ed istituzioni.

 

Di Giuseppe Saluppo

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