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L’eterno presente senza costruire il futuro

di Giuseppe Saluppo

Esiste, in Molise, uno scarto profondo tra la realtà e la politica. Le forze politiche di maggioranza e opposizione procedono come se nulla fosse. Tutto questo è causato dall’inadeguatezza della classe politica a elaborare azioni economiche efficaci. In un silenzio assordante e in una povertà di idee che disarmano propria di una rappresentanza di scarso rilievo e, quindi, inutile. Viviamo nel presente, non custodendo il passato  senza tenere conto del futuro. Un progetto vero per rilanciare questa terra, ferma se non arretrante costantemente in rapporto ad investimenti e strutture rispetto ad altre aree geografiche italiane, non si coglie da nessuna parte. L’impressione è che manchi davvero la politica. Quella capace di disegnare un percorso strategico e programmatico di ampio respiro. La politica in Molise, attualmente,  è il foscoliano cadavere che non va spostato “per non sentire più sozzo il fetore”, è il frutto dell’avidità di chi pensa al suo particolare, ai propri interessi. Mentre la vera Politica è costitutiva dell’agire umano e deve restituire il piacere di essere parte di una comunità.  Senza dibattito politico regionale e locale e senza capacità interna di indirizzare le scelte principali, indipendentemente dal teatrino delle elezioni del 2018, si continuerà a proseguire dall’esterno con i tagli strutturali di quello che resta della nostra regione. Servirebbe già oggi più politica e una visione per il futuro, più responsabilità nei partiti e nelle aule comunali e regionale. Ci vorrebbe uno scatto d’orgoglio, di senso di appartenenza alla nostra terra. Diversamente il territorio molisano sarà destinato ad un lento ed inesorabile impoverimento in favore di avvoltoi che stanno alla finestra aspettando di fare “asso pigliatutto” con costi sociali ed umani, altissimi. Recuperare l’orgoglio di divenire padroni di noi stessi senza essere asserviti a poteri esterni, di natura politica ed economica.

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. Tutto vero, pero’ ritengo che anche I molisani abbiano delle colpe: la prima e’ quella di non essere coesi, di non voler lottare per un obiettivo comune, di essere utenti della vita piuttosto che attori. La seconda e’ quella di aver abbandonato la propria natura, che e’ quella di gente semplice e legata alla terra. Abbiamo attualmente una marea di uffici pubblici, di liberi pensatori, di avvocati. Nessuno vuole sporcarsi le mani con la terra o attivita’ industriali. Ma dove vogliamo andare?

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