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Leader in passerella nel Molise

Per  il primo ministro del governo Italiano Paolo Gentiloni in visita elettorale al Molise (mai visto prima, quando c’era bisogno che vi fosse per dare risposte alle miglia di cassaintegrati, ai lavoratori in mobilità e ai giovani nelle liste della disoccupazione,  alle imprese che chiudevano, ai servizi sanitari che venivano smobilitati, e ci fermiamo qui), per Gentiloni, dicevamo, nel Molise il Centrosinistra c’è, alludendo alla possibilità che torni ad essere protagonista e in competizione per la presidenza della giunta regionale. C’è eccome! Glielo hanno infatti ricordato i lavoratori in mobilità  in deroga che in delegazione lo hanno atteso davanti al Centrum Palace a Campobasso per consegnargli una memoria del loro calvario esistenziale e delle colpe di una burocrazia regionale e ministeriale viziata di insensibilità. In questa rappresentazione (che però è sfuggita ai media molisani e nazionali) la differenza tra la demagogia della politica e la realtà ha trovato la sua sublimazione. Per Silvio Berlusconi (l’ottuagenario volante) dal Molise “riparte il Centrodestra”, nonostante abbia accantonato i suoi epigoni storici e si sia affidato a un outsider,  nonostante all’opposizione nei cinque anni del Centrosinistra a Palazzo Vitale non abbia sollevato un’eccezione né fatto valere un’idea e men che mai un progetto, un proposito, o abbia dato un contributo, e sebbene nella campagna elettorale in atto non abbia un programma da leggere e da commentare, fidando solamente sulla insoddisfazione e la protesta del popolo in difficoltà economica e immiserito nella speranza per il futuro, per il leader di Forza Italia dal Molise “riparte il Centrodestra”.  Per Luigi Di Maio dei Cinque Stelle, il Molise potrebbe essere l’orgoglio grillino per essere la prima Regione italiana ad aprirsi al rinnovamento,  dando, tra l’altro, una continuità sostanziale al trend elettorale che il 4 marzo del Movimento ha fatto la prima forza politica anche nel Molise. Sulla passerella elettorale sono passati altri leader, o presunti tali, ciascuno con una buona dose di ottimismo e di demagogia e nessuno, però, che abbia dato la sensazione di conoscere la ventesima regione italiana, la storia locale, la realtà, i pregi e i difetti, le attese e le possibilità di risolverle. Del lavoro e della povertà, cosa si intenda fare per rilanciare l’occupazione, quali sono le proposte per affrontare i temi delle filiere come quella avicola ( Gam), come si intende dare seguito agli impegni istituzionali e sociali già assunti in consiglio regionale sul futuro di centinaia di lavoratori a partire da quelli dell’ex Zuccherificio, come si pensa di intervenire sul dramma sociale degli ammortizzatori in scadenza e dei precari,  è stata la Cgil Molise a farsene carico, con la colpa però di non averlo evidenziato prima e di non essersi mossa come avrebbe potuto e dovuto.  Dai leader in gita elettorale solo dichiarazioni di rito e la solita folla acefala e acritica a farle da contorno. Piazze e saloni d’hotel densi di umori politici prevalentemente qualunquistici, essendosi  volatilizzata l’idealità e il pragmatismo s’è impadronito dei cervelli e delle coscienze. Il Molise reietto, ultimo nelle classifiche statistiche di tutti comparti economici e sociali, considerato alla stregua di un modesto quartiere di Roma, fatto da cavia per ridurre la sanità pubblica in miseria di risorse umane e finanziarie, spesso deriso per la sua dimensione territoriale e demografica, di colpo, per magia, nelle parole e nelle rappresentazioni sulla stampa e in televisione, è assurto a protagonista e ciascuno a cavarne un profilo che meglio si adatti al temporaneo ed episodico interesse elettorale. Nessuno dei grandi partiti e delle coalizione (tranne Liberi e Uguali) che abbia avuto il coraggio di ricordare soprattutto a Gentiloni il taglio di 142 milioni dai fondi strutturali europei della programmazione 2007-2013 e del Programma operativo regionale (Por) 2014-2020; la fiducia posta in sede di conversione del decreto legge 50 del 24aprile 2017 inserendovi artatamente il Piano operativo sanitario regionale 2016-2018 ed impedendo ogni possibile accoglimento di emendamenti migliorativi sia a tutela della sanità pubblica su quella privata, sia prevedendo una deroga al decreto Balduzzi per preservare il Dea di secondo livello all’ospedale “Cardarelli” di Campobasso e il Dea di primo livello negli ospedali di Isernia e di Termoli, ed un ospedale di area disagiata ad Agnone; i tagli lineari nei trasferimenti agli Enti locali e alle Regioni, con il blocco del turn-over, le decurtazioni degli investimenti sulla infrastrutture, le penalizzazioni per le attribuzioni agli Atenei minori, i mancati interventi perequativi per il Mezzogiorno e per le Aree interne, l’innalzamento dell’età pensionabile, la riforma in negativo degli ammortizzatori sociali con riduzione delle protezioni sociali, e l’attivazione di logiche ragionieristiche che hanno accentuato sia il divario socio-economico col Centro-Nord che il fenomeno dello spopolamento e della nuova emigrazione (interna ed esterna). Inoltre, sull’area di crisi industriale complessa che va da Boiano a Pozzilli, il Governo Gentiloni si è limitato ad attribuire fondi per nuove iniziative imprenditoriali con uno stanziamento ampiamente insufficiente, disinteressandosi del destino di migliaia di lavoratori delle filiere del tessile, dell’avicolo e del metalmeccanico. Nessuno che abbia ricordato a Berlusconi di essersi avvalso del Molise per un suo posto al Senato senza che abbia mai ricambiato quel riconoscimento in maniera tangibile.  A Di Maio c’è poco da addebitargli e da ricordargli del passato; molto invece c’è da chiedergli per il futuro. Ma è tutto da venire.

Dardo

 

Di Giuseppe Saluppo

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