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Per le scuole si va alla ricerca di strutture antisismiche private

Se lo scopo (inconfessato) della diatriba tra l’amministrazione comunale, i comitati dei genitori e i consiglieri di opposizione sulla scarsa sicurezza degli edifici scolastici, era quello di favorire la ricerca e l’affitto di strutture private  simicamente (si spera) sicure, ma a quale grado della scala Richter poi resta da vedere, dato che la sicurezza assoluta di fatto non esiste né può esistere, essendo i terremoti oltre che imprevedibili anche non quantificabili per magnitudo, lo scopo è stato raggiunto. Il sindaco di Campobasso, infatti, è impegnato a reperire sul territorio le strutture edilizie che possano fare al caso, cioè a dare sicurezza alla popolazione scolastica e agli insegnanti, in quanto antisismiche. Il compito lo sta svolgendo con molta discrezione, per avere, prima di passare ad emettere un bando  pubblico, il quadro delle possibilità e in quel quadro stabilire una sorta di priorità a seconda la centralità o meno delle strutture vagliate, e la facilità o meno di accesso, oltre, naturalmente, all’anno di costruzione degli immobili: più sono prossimi al 2016, più sono stati costruiti con norme e regole antisismiche stringenti e, quindi, maggiormente sicure. Lo stress generato dalle polemiche, accoppiato al rischio di vedersi un domani coinvolto in qualche addebito di responsabilità penale, hanno indotto il sindaco a sciogliere tutte le riserve sulla progressiva chiusura delle scuole “insicure” e ad eliminare i doppi turni. Un colpo di spugna lo ha passato  anche sulla oggettiva valutazione del grado di sicurezza sismica del patrimonio edilizio scolastico redatto dai tecnici che hanno gestito gli interventi migliorativi fatti per oltre 4 milioni di euro negli anni scorsi. Gli è bastato che altri tecnici valutassero totalmente insicure le scuole comunali per indurre il sindaco, come diciamo, a sposare l’idea del ricorso ai privati per sentirsi anch’egli al riparo e per tacitare le polemiche e le preoccupazioni degli alunni e delle famiglie. Forse avrebbe potuto attendere l’esito della ricognizione affidata ai tecnici e agli strumenti dell’università. Ma con l’imponderabile (qual è il terremoto) non si può scherzare. Il giro d’orizzonte è ancora da completare però il mercato edilizio che aspettava solo l’occasione buona da cogliere per svegliarsi, s’è svegliato. Campobasso è una città con un altissimo indice di abitazioni, strutture commerciali e industriali ed edifici invenduti. Ciò nonostante a Campobasso si continua a costruire. Un’indagine economica probabilmente spiegherebbe  a quali canoni e a quali convenienze fanno riferimento queste situazioni all’apparenza poco razionali. All’invenduto privato va in soccorso quindi la risorsa pubblica.  Saranno certamente soluzioni di ripiego quelle che verro prese, saranno adattamenti strutturali e costi ragguardevoli. Che dovranno essere affrontati e mantenuti per diversi anni, perché è del tutto impensabile che la ricomposizione del patrimonio edilizio scolastico possa realizzarsi in tempi brevi. E’ stato fatto cenno alla disponibilità di una riserva finanziaria di 11 milioni di euro recuperata dalla ricontrattazione dell’Accordo di programma tra la Regione e il Comune di almeno dieci anni fa. Poteva, e può essere una buona carta da giocare per l’immediato, per mettere su  un Polo scolastico. Ma la Regione Molise, che con l’amministrazione di Palazzo san Giorgio occhieggia a fasi alterne, su basi di pura convenienza elettorale, quegli 11 milioni di euro non ha alcuna intenzione di mollarli. Né l’amministrazione ha alcuna intenzione di forzare la mano, di pretendere, e di alzare la voce. Chi ha provato a farlo pare ci abbia rimesso di brutto (De Matteis docet). Edotto da questo precedente, il sindaco ha scelto di starsene buono e di rivolgersi alla presidenza della giunta regionale con assoluto garbo e comprensione. Il frutto di questo ossequio incorporato è nella stasi socioeconomica e culturale della città, nella precarietà finanche della gestione ordinaria, e, per ciò che concerne le scuole, nel forzato cedimento all’offerta edilizia privata essendo quella pubblica da tempo defunta.

Dardo

 

 

 

 

 

Di Dardo

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