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Le scuole a Campobasso e la mancata programmazione per la sicurezza

Terremoti e paura. I mesi estivi e autunnali del 2016 saranno ricordati per le centinaia di scosse telluriche che hanno procurato morte e disastri nell’Italia centrale. Infiniti i dibattiti, le dichiarazioni, le promesse, e a Campobasso, sull’onda dell’emotività, avendo coscienza del grado di alta sismicità del territorio, è cresciuta la protesta per la mancata sicurezza delle scuole: un problema ciclopico, che nessuna bacchetta magica può risolvere dall’oggi al domani. Eppure, interventi per migliorarle (le scuole) sono stati fatti. Ma un grave difetto di comunicazione istituzionale ha lasciato che sui lavori effettuati, e i possibili effetti ottenuti sul fronte della sicurezza, rimanessero in mente Dei, ovvero di qualche amministratore comunale e dei tecnici che quegli interventi per due o tre milioni di euro li hanno realizzati. Cosa aspetti il sindaco Battista a redigere un quadro preciso di ciò che è stato fatto, i costi affrontatati, e i risultatiti ottenuti, per darli all’opinione pubblica che protesta, non si riesce a capire. Potrebbe essere una base per un confronto meno episodico e sconclusionato di quelli che da mesi vengono portati avanti. Fintanto non si arriverà a disporre di un piano di edilizia scolastica definito, e definitivo, avremo sempre motivi per alimentare le incertezze, le paure, e le proteste. E l’amministrazione comunale incapace di dialogare sulla scorta di contenuti tecnici e finanziari inoppugnabili. Se davvero l’amministrazione ha recuperato gli 11 milioni di euro dei 25 che la Regione aveva assegnato alla città per la realizzazione di diverse opere pubbliche (la ineffabile galleria che avrebbe dovuto collegare il Terminal con Via Insorti d’Ungheria), ebbene, se li ha davvero recuperati quei soldi, e ha deciso di destinarli all’edilizia scolastica, perché non ne parla con chiarezza e, con cognizione di causa, non indica, cifre alla mano, le disponibilità finanziarie cantierabili, le progettazioni, i tempi di realizzazione. Il difetto è nel manico. Nella timidezza e nell’insicurezza dei propositi e dei programmi. Un’amministrazione di questa fatta è fonte di insoddisfazione e, quindi, di proteste, ma, soprattutto, di preoccupazione nell’asservirsi alla Regione Molise, alla propria burocrazia e a quella altrui. Con un quadro chiaro davanti sul da farsi, con la certezza del contenuto, con la certezza delle risorse finanziarie e dei tempi di attuazione di un programma di nuova edilizia scolastica e di messa in sicurezza delle strutture esistenti recuperabili, non ci sarebbe comitato popolare che eluderebbe un dialogo responsabile, disposto ad accettare lo stato di fatto.
D’altronde, sono due le verità: non si può prevedere quando arriva un terremoto e i danni; le vittime si possono evitare con la necessaria messa in sicurezza degli edifici, come già accade in altri Paesi a rischio sismico. E’ inutile girarci attorno. Gli esperti (sismologhi, geologi, ingegneri e architetti) sono stati chiari con il Governo.
Occorrono un Piano nazionale straordinario di messa in sicurezza dal rischio idrogeologico, e la verifica dell’intera filiera delle costruzioni con controlli più efficaci dalla progettazione all’esecuzione; il fascicolo del fabbricato obbligatorio, con una classificazione sismica degli edifici e l’integrazione degli studi sulla pericolosità del territorio nei piani urbanistici; e un piano di investimento in educazione e formazione sui rischi sismici e ambientali, a partire dai più piccoli nella scuola primaria che, manco a dirlo, dovrebbe essere il primo comparto edilizio ad essere simicamente sicuro. Cose di là da venire. A fronte di ciò, il fondo per la prevenzione del rischio sismico gestito dalla Protezione civile nazionale è passato da 195 milioni di euro degli anni scorsi ai soli 44 milioni per il 2016, mentre i dipartimenti universitari di geologia rischiano di chiudere a causa della carenza di finanziamenti. Italia: 24 milioni di persone e oltre 5 milioni di edifici esposti ad alto rischio sismico. Diversa la condizione in cui è venuta a trovarsi l’amministrazione comunale di Campobasso potendo disporre di 11 milioni di euro per la sicurezza scolastica. Ma non ne viene a capo.

Di Dardo

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