Home / Politica / Quando le piccole botteghe chiudono

Quando le piccole botteghe chiudono

di Giuseppe Saluppo

La riduzione dei negozi nei centri storici delle nostre città riduce la qualità delle vita. “Senza i negozi non c’è socialità, bellezza e sicurezza. E’ un problema grave perché le città sono una risorsa di inestimabile valore per tutti”, è la sintesi del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli sulla situazione del commercio nei centri storici. In Molise, poi, i dati sono drammatici. La politica non si è resa minimamente conto della paurosa crisi che sta attanagliando le imprese molte delle quali sono costrette alla pura, difficile, sopravvivenza.  L’erosione delle attività nei piccoli centri diventa inarrestabile. E l’addio ai piccoli negozi significa l’addio anche ai servizi. Tra il 2015 e il 2016 si sono persi servizi postali e bancari, negozi di vicinato, macellerie, piccoli supermercati, con una desertificazione che tocca soprattutto i piccoli comuni, ma anche i centri storici di Campobasso e Isernia.  Ed in questa drammatica situazione prosegue imperterrita l’azione di taluni Amministratori locali che, nonostante la crisi del commercio, nonostante le difficoltà delle imprese, nonostante la chiusura di aziende storiche nonostante le pesanti ripercussioni sulla vita dei nostri centri storici, continuano imperterriti a dosare Ici, Tosap, Tarsu e Imposta pubblicità. La rivitalizzazione dei centri storici e dei piccoli centri interni è sì una questione di ripristino urbanistico (eliminare ad esempio le brutture edilizie di questi ultimi decenni; togliere il “grigio” che caratterizza piazze, strade, periferie continue… ), ma è anche ritornare ai piccoli negozi, alle botteghe. Occorrono, perciò, incentivi e per questo una nuova legge regionale in materia. Se le attività non restano sul territorio, il territorio non sarà appetibile perchè tutto sarà scaduto nell’omologazione. E, allora, perchè un tizio dovrebbe venire in un qualsiasi centro se commercialmente e artigianalmente non c’è più nulla? E’ il caso, forte, deprimente di Campobasso. Città svuotata delle sue tradizionali attività. Ogni serranda che chiude definitivamente è un pezzo di vita comunitaria di un luogo che finisce.

 

Di Giuseppe Saluppo

Potrebbe Interessarti

Cotugno: “Riconsiderare le strade della Provincia di Isernia”

Il Presidente del Consiglio regionale del Molise, Vincenzo Cotugno, in una lettera indirizzata al presidente …

Un Commento

  1. Campobasso città svuotata della sua identità, fatta di cose tradizionali, di piccoli contesti in cui creare, produrre, intrattenere relazioni. Bisognerebbe cancellare lo stato attuale con un colpo di spugna, eppure non vi si riesce. Che bello sarebbe vedere Piazza Prefettura piena di botteghe artigiane, e invece è l’elogio dell’abbandono.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*