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PER LE ELEZIONI REGIONALI PROSSIME: ANTONIO DI ROCCO “RISUSCITA” IL MAM


di Claudio de Luca

          Il “Mam” (Movimento agricolo molisano) è stata una vecchia (e gloriosa”) sigla corporativa e politica. Oggi, ad un anno dal rinnovo dell’Assemblea legislativa di Palazzo d’Aimmo, Antonio Di Rocco, già Assessore al settore, vorrebbe rilanciarne i fasti per “aggregare gli operatori agricoli”. Lo fa con un’intervista; ma, quando si abbandona ad esse, mostra di essere tuttora in lite con i congiuntivi (“gli agricoltori ritengono che ormai la misura è colma”), con i pronomi (“non ce la fanno più a vendere i loro prodotti ad un prezzo inferiore alloro costo di produzione”) e con la corretta onomastica in genere (“siamo certi che loro potranno affrontare una serie di gheppi (?) che attanagliano l’agricoltura”). Ma almeno mostra di avere ben chiaro l’intendimento-schermo che si propone (“Vogliamo solo portare nelle Istituzioni i nostri rappresentanti di categoria esperti e capaci! Questo l’imperativo e nessuno può non essere d’accordo con noi”).
Nonostante la sua maturità, Antonio Di Rocco conserva ancora l’abitudine di tingersi i capelli. Sono di un nero corvino, che forse non era il suo colore manco ai suoi 20 anni. Per un amico questo comportamento concreta un vezzo perdonabile; per un avversario si tratta soltanto delle fìsime dell’età. L’ultima sua “fatica” politica fu quella di cedere ad un “motu proprio” di Michele Iorio, allora “Governatore”, che lo mise a presiedere le sorti dello “Zuccherificio del Molise”. Ma si sa come andò a finire. Nel 2009, quando l’ex-Sottosegretario all’Istruzione del Governo Berlusconi (nonché riferimento nazionale dei dc) Giuseppe Pizza, decise di incontrare cittadini, simpatizzanti, ed esponenti dello Scudocrociato locale, se ne venne inopinatamente a Larino. Voleva riorganizzare il Partito in Italia, partendo – chissà perché – proprio dal Molise. “La DC è più viva e vegeta che mai”, gli fece eco Antonio Di Rocco, allora Segretario regionale del partito-ectoplasma. “La Dc rifarà politica come ha sempre fatto – disse -.  Siamo pronti a rimboccarci le maniche ed a lavorare per il bene comune; saremo guardinghi verso coloro che gestiscono la vita democratica e  sociale nella nostra Comunità. Agiremo sempre ispirandoci alla dottrina ed ai valori cristiani e sociali della Chiesa, fidando nella riabilitazione degli elettori. Noi – fu la chiusa – ricostruiremo la Dc rinnovandola, offrendola a giovani leve, oneste e responsabili, perchè tengano sempre saldi e sempre attuali i nostri principi”. Praticamente, enunciò i capisaldi clinici di un ‘welfare’ sotteso ad una politica sanitaria di somministrazione massiccia di vitamine (‘alias’ incarichi e prebende) alle cariàtidi. Oggi, con l’intervista del Di Rocco, riparte la ricetta d’un tempo; ed a me pare già di sentire i nuovi-vecchi accoliti confessarsi tra loro:”Ho delle fitte alle ascelle che rispondono all’addome. Faccio una fatica a camminare che non ti dico!”; “Prima di impegnarmi, vado in farmacia a comprare un po’ di medicine contro il mal di gola, magari uno sciroppino dolce alle fragoline di bosco” …
Fu in quella serata larinese che, all’ora dell’aperitivo, si verificò (ancora una volta come oggi) il miracolo della resurrezione. Raggruppate in un unico fascio manducante, si videro “persone in età” (politicamente scomparse da anni) che, d’improvviso, avevano ripreso, magari soltanto per quella sera, a circolare sciolti. Avevano deciso di uscire – “more pecudum” – tutte nello stesso giorno, magari dopo di avere intessuto accordi per fare la propria ‘rentrèe’  in un agone politico che pure le aveva cancellate da anni. Il povero Di Rocco, benché come al solito avesse esagerato nel darsi la tintura (i capelli erano più neri delle penne di una cornacchia), volle rendere gli onori di casa, riuscendo (dopo tanti anni) ad esprimersi – linguisticamente – perfino meglio del suo antico (e venerabile) Maestro on. Vittorino Monte (quello che, ad una manifestazione, nel segnalare l’amichevole partecipazione della Signora del Prefetto, si tramanda che abbia detto:”Carissimi, vi presento la prima donna pubblica del Molise”). Quella sera i fantasmi dei ‘revenants’ democristiani ritornarono vestiti di abiti vecchi, stinti, troppo larghi per gente che, con l’età, era necessariamente calata di peso. Non guardavano alcuno, perché lo scopo che si erano prefissi era solo quello di farsi vedere dagli altri, forse di sorprendere i vecchi “amici” (che – nel frattempo – erano diventati sodali di chissà quale altro scudo, magari ancora munito di croce ma pure senza). Ed oggi il “miracolo” ritorna!

Di Giuseppe Saluppo

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